nascosta nel cuore, per mascherare se stesso agli occhi della ressa.
Tu
Tu,
amico,
strumento di una fervida fantasia,
anelito di un mondo meraviglioso,
compagno di una vita surreale,
capriccio di una fine non desiderata,
sogno di una realtà vissuta a metà.
Commendatore
È passato il commendator Antonio Liberati, su una macchina color argento, fuoriserie, lucida come uno specchio.
Si sono girati tutti a vederlo passare.
Non ho visto direttamente lui, ma senz'altro era vestito del suo abito migliore, le scarpe lucide, nuove, vista l'occasione.
Lui era chiuso nella sua cassa di rovere, io non lo conoscevo, gli altri passanti nemmeno, ma una cosa sappiamo sicuramente di lui, era commendatore.
Era scritto davanti al suo nome.
Antonio, hai avuto una intera vita per cercare il tuo vero nome.
Commendatore sarà stato sufficiente per giustificarla?
Filomena Di Fazio
Il Viale
Il viale, scavalcava i platani e proseguiva dritto.
Decine di alberi si abbracciavano attraverso rami intrecciati di cupe ombre.
In terra, migliaia di foglie secche si distribuivano ad arricchire il marrone dei lati.
Una agave, con più di mezzo secolo di vita, sfoderava le sue spade affilate verso il cielo.
Oleandri alti come secondi piani di palazzi, tingevano di rosa e bianco gli spazi aperti, lasciando intravedere rettangoli di cortile.
Una siepe di alloro, dell'altezza di un metro, lunga decine di metri, odorava di ricordi di mele cotte.
Il susseguirsi di veloci passi avanzava come un commiato... lasciando alle spalle il buio dei lampioni rotti.
Il cortile di casa mia...
Il rientro dalle serate, dopo aver rubato i tramonti a Roma, i suoi vicoli, i suoi ponti, il suo caos, la sua magnificenza.
Ecco... nel rientro... l'abbraccio del silenzio, l'avvicinarsi del tepore familiare... dei sogni distrutti e
degli altri, nuovi... da costruire.
Che cantiere, la vita!
È una fortuna, conservare la memoria.
Di un pino altissimo, radicato da sessant'anni... resta un ceppo, ancorato nel terreno. Si possono contare gli anelli... e con loro la sua storia vissuta, le sue stagioni... ricche e aride.
Ho raccolto una pigna, di quell'albero abbattuto... l'ho adagiata tra la frutta di stagione, la osservo con tenerezza... come sono difficili a morire, i ricordi!
Fiorella Cappelli
Tu
Tu,
amico,
strumento di una fervida fantasia,
anelito di un mondo meraviglioso,
compagno di una vita surreale,
capriccio di una fine non desiderata,
sogno di una realtà vissuta a metà.
Commendatore
È passato il commendator Antonio Liberati, su una macchina color argento, fuoriserie, lucida come uno specchio.
Si sono girati tutti a vederlo passare.
Non ho visto direttamente lui, ma senz'altro era vestito del suo abito migliore, le scarpe lucide, nuove, vista l'occasione.
Lui era chiuso nella sua cassa di rovere, io non lo conoscevo, gli altri passanti nemmeno, ma una cosa sappiamo sicuramente di lui, era commendatore.
Era scritto davanti al suo nome.
Antonio, hai avuto una intera vita per cercare il tuo vero nome.
Commendatore sarà stato sufficiente per giustificarla?
Filomena Di Fazio
Il Viale
Il viale, scavalcava i platani e proseguiva dritto.
Decine di alberi si abbracciavano attraverso rami intrecciati di cupe ombre.
In terra, migliaia di foglie secche si distribuivano ad arricchire il marrone dei lati.
Una agave, con più di mezzo secolo di vita, sfoderava le sue spade affilate verso il cielo.
Oleandri alti come secondi piani di palazzi, tingevano di rosa e bianco gli spazi aperti, lasciando intravedere rettangoli di cortile.
Una siepe di alloro, dell'altezza di un metro, lunga decine di metri, odorava di ricordi di mele cotte.
Il susseguirsi di veloci passi avanzava come un commiato... lasciando alle spalle il buio dei lampioni rotti.
Il cortile di casa mia...
Il rientro dalle serate, dopo aver rubato i tramonti a Roma, i suoi vicoli, i suoi ponti, il suo caos, la sua magnificenza.
Ecco... nel rientro... l'abbraccio del silenzio, l'avvicinarsi del tepore familiare... dei sogni distrutti e
degli altri, nuovi... da costruire.
Che cantiere, la vita!
È una fortuna, conservare la memoria.
Di un pino altissimo, radicato da sessant'anni... resta un ceppo, ancorato nel terreno. Si possono contare gli anelli... e con loro la sua storia vissuta, le sue stagioni... ricche e aride.
Ho raccolto una pigna, di quell'albero abbattuto... l'ho adagiata tra la frutta di stagione, la osservo con tenerezza... come sono difficili a morire, i ricordi!
Fiorella Cappelli