a descrivere l'amore. La tua anima: una poesia d'infinite carezze!
Claudio Visconti De Padua
Quando anche l'ultima luce
si spegnerà...
allora, solo allora,
smetterò di sognare;
chiuderò l'ultimo sospiro
in fondo al cuore,
l'ultimo sorriso
in fondo all'anima.
Appenderò i miei anfibi
ad un chiodo e lascerò
che tutte le lacrime trattenute,
scorrano, finalmente, libere.
Manuela Lucchesi
E mi avvolge la notte
tra respiri di stelle io vago.
Nel siderale silenzio
l'anima col suo fare lieve
districa nodi e increspature.
E lo sguardo si perde.
Gocciolano luminose strie,
lavacro eburneo del cielo-
rugiada son dei vaganti astri,
van dissetando un prostrato cuor.
Rosanna Russo (RosEgypt)
Fanno or con lunghi, ora con finti e scarsi
colpi veder che mastri son del giuoco:
or li vedi ire altieri, or rannicchiarsi,
ora coprirsi, ora mostrarsi un poco,
ora crescer inanzi, ora ritrarsi,
ribatter colpi e spesso lor dar loco,
girarsi intorno; e donde l'uno cede,
l'altro aver posto immantinente il piede.
Ludovico Ariosto
Suona sintetica questa paura,
come finte rose che riforniscono
il prato di gioia
nel tempo in cui esso
disperato cerca colore
per coprire
il vuoto della ruggine scricchiolante.
L'aspirazione più sentita
è ora sotto il nero macigno
dell'inaspettato freddo
mascherato da punto interrogativo.
Federica Colarossi
Claudio Visconti De Padua
Quando anche l'ultima luce
si spegnerà...
allora, solo allora,
smetterò di sognare;
chiuderò l'ultimo sospiro
in fondo al cuore,
l'ultimo sorriso
in fondo all'anima.
Appenderò i miei anfibi
ad un chiodo e lascerò
che tutte le lacrime trattenute,
scorrano, finalmente, libere.
Manuela Lucchesi
E mi avvolge la notte
tra respiri di stelle io vago.
Nel siderale silenzio
l'anima col suo fare lieve
districa nodi e increspature.
E lo sguardo si perde.
Gocciolano luminose strie,
lavacro eburneo del cielo-
rugiada son dei vaganti astri,
van dissetando un prostrato cuor.
Rosanna Russo (RosEgypt)
Fanno or con lunghi, ora con finti e scarsi
colpi veder che mastri son del giuoco:
or li vedi ire altieri, or rannicchiarsi,
ora coprirsi, ora mostrarsi un poco,
ora crescer inanzi, ora ritrarsi,
ribatter colpi e spesso lor dar loco,
girarsi intorno; e donde l'uno cede,
l'altro aver posto immantinente il piede.
Ludovico Ariosto
Suona sintetica questa paura,
come finte rose che riforniscono
il prato di gioia
nel tempo in cui esso
disperato cerca colore
per coprire
il vuoto della ruggine scricchiolante.
L'aspirazione più sentita
è ora sotto il nero macigno
dell'inaspettato freddo
mascherato da punto interrogativo.
Federica Colarossi