a realizzare qualcosa che hai sempre sognato. Nella vita si scommette tutti i giorni, a volte vinci a volte perdi.
Assolo
E tra la nebbia
Ombra indecisa guardo avanti
Gonfio di niente ritorno a te
Il muto ricordo del mare
Strugge ancora l'ancora della speranza
Potessi finalmente camminare libero
Confuso riuscirei a non difendermi.
Tu sei la notte
Tu
Sei la notte
I tuoi occhi cieli d'oriente
Dipinti con inchiostro di pergamena
Mille specchi tieni racchiusi
In quell'oscurità profonda
Sei la notte rischiarata da ruscelli di diamanti
Di sogni ariosi e volanti
Che popolano la tua fantasia impalpabile
E di realtà dolce malleabile
Che osservi da lontano con estrema pace.
Quiete sul tuo viso scolpito dal vento
Rilassi il mio volto increspato dalle onde
Ed ogni tuo abbraccio notturno
È un nuovo spiraglio di luce tra i miei pensieri offuscati
Da un triste lamento eterno.
Ma resti Notte
Mistero nei tuoi occhi arricciati
Qui sotto questa coperta, manto di stelle
Dolce curiosità richiami in queste mani ingessate
Fragile terrore
di perdersi nel buio che allontana il mondo dorato
che inesorabilmente si sta dissolvendo nell'orizzonte incrinato.
Come una musica antica che risuona ancora nel mio animo
che accompagna il cammino delle foglie nel vento
Ma rimane un canto mistico e lieve
che perde la sua intensità
ad ogni mio passo
nella nostra notte incantata.
Valentina Benvenuti
Il Tango dell’Orango Frango
Ho sognato un Orango,
di nome Frango
al quale piaceva ballare il Tango.
Ma non di certo quello Argentino,
non era poi un gran ballerino
e non lo ballava con la sua amata,
ancora quella non s'era lavata,...
ché rotolata s'era nel fango,
e non si sentiva di ballar un tango.
Lo ballava abbracciato a una scopa
sognando tournée per tutta l'Europa.
Sognava applausi, lustrini e pajette
e al casinò giocare a roulette,
Pensava a una vita con tanto successo
Piena di lussi e vestiti col gesso.
Ma il rude guardiano lo risvegliò
e tutt'a un tratto la scopa sfilò
dalle sue mani e al posto di quella
un frutto acerbo e una caramella
diede in cambio al povero Orango,
senza più scopa e senza più Tango.
Ho sognato un Orango
di nome Frango
al quale piaceva ballare il Tango,
ma nella sua gabbia rimase nel fango
con la sua amata a mangiarsi il suo mango.
Gianluca Cristadoro
Assolo
E tra la nebbia
Ombra indecisa guardo avanti
Gonfio di niente ritorno a te
Il muto ricordo del mare
Strugge ancora l'ancora della speranza
Potessi finalmente camminare libero
Confuso riuscirei a non difendermi.
Tu sei la notte
Tu
Sei la notte
I tuoi occhi cieli d'oriente
Dipinti con inchiostro di pergamena
Mille specchi tieni racchiusi
In quell'oscurità profonda
Sei la notte rischiarata da ruscelli di diamanti
Di sogni ariosi e volanti
Che popolano la tua fantasia impalpabile
E di realtà dolce malleabile
Che osservi da lontano con estrema pace.
Quiete sul tuo viso scolpito dal vento
Rilassi il mio volto increspato dalle onde
Ed ogni tuo abbraccio notturno
È un nuovo spiraglio di luce tra i miei pensieri offuscati
Da un triste lamento eterno.
Ma resti Notte
Mistero nei tuoi occhi arricciati
Qui sotto questa coperta, manto di stelle
Dolce curiosità richiami in queste mani ingessate
Fragile terrore
di perdersi nel buio che allontana il mondo dorato
che inesorabilmente si sta dissolvendo nell'orizzonte incrinato.
Come una musica antica che risuona ancora nel mio animo
che accompagna il cammino delle foglie nel vento
Ma rimane un canto mistico e lieve
che perde la sua intensità
ad ogni mio passo
nella nostra notte incantata.
Valentina Benvenuti
Il Tango dell’Orango Frango
Ho sognato un Orango,
di nome Frango
al quale piaceva ballare il Tango.
Ma non di certo quello Argentino,
non era poi un gran ballerino
e non lo ballava con la sua amata,
ancora quella non s'era lavata,...
ché rotolata s'era nel fango,
e non si sentiva di ballar un tango.
Lo ballava abbracciato a una scopa
sognando tournée per tutta l'Europa.
Sognava applausi, lustrini e pajette
e al casinò giocare a roulette,
Pensava a una vita con tanto successo
Piena di lussi e vestiti col gesso.
Ma il rude guardiano lo risvegliò
e tutt'a un tratto la scopa sfilò
dalle sue mani e al posto di quella
un frutto acerbo e una caramella
diede in cambio al povero Orango,
senza più scopa e senza più Tango.
Ho sognato un Orango
di nome Frango
al quale piaceva ballare il Tango,
ma nella sua gabbia rimase nel fango
con la sua amata a mangiarsi il suo mango.
Gianluca Cristadoro