dei propri famigliari è una cosa aberrante e mostruosa.
Solo con il tempo puoi capire
la dura prova della vita
imparando a piegarti, ma non
ha importanza quante volte
ti pieghi, l'importante e non
spezzarsi, perché se ti pieghi
ti raddrizzi, se ti spezzi sei
fregato, affronta tua vita
come se fossi
un cioccolatino da gustare
lentamente.
Dove sei
Quando il soave canto della tua voce odo,
il cuore palpita, ribelle, nel mio petto,
scossa come agitati rami dai venti,
la mia anima fremita dei tuoi baci.
Dove sei mia amata in queste ore
d'impercettibile senno,
dove il vuoto e la mestizia affliggono
con scudiscio il mio cuore disperso.
Dove sono le tue braccia che come piume
vezzeggiano il mio viso e irradiano come albe di luce
i miei pii occhi stanchi?
Le mie alacri labbra che sposavano le tue,
adesso disarmate e mute vagano senza fissa dimora!
L'albore dei tuoi occhi, che irradiano ogni mio cupo pensiero,
e raggianti mi scortano nei dolori dell'amore,
e come in un corteo ne attraverso fiero!
Le tue mani mie damigelle,
e negli astri il coro degli angeli
come divina musica del nostro essere in uno.
Dove sei mia amata,
anelo tacito, il tuo corpo,
congragato di perfette curve,
in esso la meta ambita di coraggiosi esploratori?
Calore sublime alla mia anima,
tempio di culto, rivestito di ogni inesplorato splendore,
tu candida e pura come nascitura,
ti sogno in un letto di porpora
nell'ombra della sera, scopro l'infinito...
Dove sei, dove?
Claudio Visconti De Padua
La quiete dopo la tempesta
Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L'artigiano a mirar l'umido cielo,
Con l'opra in man, cantando,
Fassi in su l'uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
Della novella piova;
E l'erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passeggier che il suo cammin ripiglia.
Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand'è, com'or, la vita?
Quando con tanto amore
L'uomo à suoi studi intende?
O torna all'opre? O cosa nova imprende?
Quando dè mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d'affanno;
Gioia vana, ch'è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! Assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.
Giacomo Leopardi
Solo con il tempo puoi capire
la dura prova della vita
imparando a piegarti, ma non
ha importanza quante volte
ti pieghi, l'importante e non
spezzarsi, perché se ti pieghi
ti raddrizzi, se ti spezzi sei
fregato, affronta tua vita
come se fossi
un cioccolatino da gustare
lentamente.
Dove sei
Quando il soave canto della tua voce odo,
il cuore palpita, ribelle, nel mio petto,
scossa come agitati rami dai venti,
la mia anima fremita dei tuoi baci.
Dove sei mia amata in queste ore
d'impercettibile senno,
dove il vuoto e la mestizia affliggono
con scudiscio il mio cuore disperso.
Dove sono le tue braccia che come piume
vezzeggiano il mio viso e irradiano come albe di luce
i miei pii occhi stanchi?
Le mie alacri labbra che sposavano le tue,
adesso disarmate e mute vagano senza fissa dimora!
L'albore dei tuoi occhi, che irradiano ogni mio cupo pensiero,
e raggianti mi scortano nei dolori dell'amore,
e come in un corteo ne attraverso fiero!
Le tue mani mie damigelle,
e negli astri il coro degli angeli
come divina musica del nostro essere in uno.
Dove sei mia amata,
anelo tacito, il tuo corpo,
congragato di perfette curve,
in esso la meta ambita di coraggiosi esploratori?
Calore sublime alla mia anima,
tempio di culto, rivestito di ogni inesplorato splendore,
tu candida e pura come nascitura,
ti sogno in un letto di porpora
nell'ombra della sera, scopro l'infinito...
Dove sei, dove?
Claudio Visconti De Padua
La quiete dopo la tempesta
Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L'artigiano a mirar l'umido cielo,
Con l'opra in man, cantando,
Fassi in su l'uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
Della novella piova;
E l'erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passeggier che il suo cammin ripiglia.
Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand'è, com'or, la vita?
Quando con tanto amore
L'uomo à suoi studi intende?
O torna all'opre? O cosa nova imprende?
Quando dè mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d'affanno;
Gioia vana, ch'è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! Assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.
Giacomo Leopardi