felice"! Il tuo sorriso contagia chi ti sta attorno, vivi con la gioia perché "vivere" è già una benedizione.
La genialità del microbiota
Se sol verbo profferisci
con quella tua erre moscia,
cara Musa,
a tal punto mi irretisci
che mi isoli dal mondo
proprio come un vero tondo.
Se poi con pari maestria,
di virus in batteri,
dal core dell'epatite passi
al gene del microbiota
non più mi sento un idiota
anzi mi prende l'idioma.
E dalla tua dolce melodia
mi scaturisce, infin, questa poesia
che mi ridona perfin l'armonia.
E assaggiarti come le primizie, fare un giro con le dita che tracciano percorsi su pieghe e fessure, catturare ombre e luci incastrate tra gli occhi semichiusi. Non separo, non divido, non mi sottraggo, ma aggiungo, moltiplico ogni gesto, ogni progetto su te. Nulla mi sa di vuoto, mi riempio in un pieno, in un totale. È difficile anche respirare tra le emozioni forti. Dove iniziano i tuoi occhi, dove finiscono i miei capelli, dove originano le stelle, dove continuano le mani, dove s'incontrano le voglie, dove si fondono le anime, dove penetrano le luci, dove ansimano le bocche. I gesti non mi obbediscono. Sei come vino che scorre nelle gole e che inebria.
Mariella Buscemi
E venir vidi in leggiadria decente
Amabil Verginella, alla cui fronte
Ornamento facea candor lucente.
Così non luce mai vermiglio il monte
Cui batte il Sol di sera, e sì non luce
Sul mattin odoroso l'orizzonte.
Nube che fior sparpaglia la conduce
Per l'aer leggiadramente, ed al suo lato
Fervida stassi Carità per duce.
Di mite venticel fragrante fiato
Spingea la bianca nube, e dir parea:
In uffizio sì caro io son beato.
E poi che giunse là 've risplendea
L'augusta Croce, e di Angeli uno stuolo
Radïante corona la facea;
Troncò la nube candidetta il volo,
E soffermossi a piè del Cherubino
Che scese i Cieli maestoso e solo.
Ed ei sul capo riverente e chino
Dell'innocente Vergine la palma
Stese, e sparse su lei sermon divino;
E le dipinse la placida calma,
Ugo Foscolo
La genialità del microbiota
Se sol verbo profferisci
con quella tua erre moscia,
cara Musa,
a tal punto mi irretisci
che mi isoli dal mondo
proprio come un vero tondo.
Se poi con pari maestria,
di virus in batteri,
dal core dell'epatite passi
al gene del microbiota
non più mi sento un idiota
anzi mi prende l'idioma.
E dalla tua dolce melodia
mi scaturisce, infin, questa poesia
che mi ridona perfin l'armonia.
E assaggiarti come le primizie, fare un giro con le dita che tracciano percorsi su pieghe e fessure, catturare ombre e luci incastrate tra gli occhi semichiusi. Non separo, non divido, non mi sottraggo, ma aggiungo, moltiplico ogni gesto, ogni progetto su te. Nulla mi sa di vuoto, mi riempio in un pieno, in un totale. È difficile anche respirare tra le emozioni forti. Dove iniziano i tuoi occhi, dove finiscono i miei capelli, dove originano le stelle, dove continuano le mani, dove s'incontrano le voglie, dove si fondono le anime, dove penetrano le luci, dove ansimano le bocche. I gesti non mi obbediscono. Sei come vino che scorre nelle gole e che inebria.
Mariella Buscemi
E venir vidi in leggiadria decente
Amabil Verginella, alla cui fronte
Ornamento facea candor lucente.
Così non luce mai vermiglio il monte
Cui batte il Sol di sera, e sì non luce
Sul mattin odoroso l'orizzonte.
Nube che fior sparpaglia la conduce
Per l'aer leggiadramente, ed al suo lato
Fervida stassi Carità per duce.
Di mite venticel fragrante fiato
Spingea la bianca nube, e dir parea:
In uffizio sì caro io son beato.
E poi che giunse là 've risplendea
L'augusta Croce, e di Angeli uno stuolo
Radïante corona la facea;
Troncò la nube candidetta il volo,
E soffermossi a piè del Cherubino
Che scese i Cieli maestoso e solo.
Ed ei sul capo riverente e chino
Dell'innocente Vergine la palma
Stese, e sparse su lei sermon divino;
E le dipinse la placida calma,
Ugo Foscolo