è enorme; passando da Michelangelo, che è come un angelo, e a Dante come il gigante della lingua italiana.
A te devo tutto ciò che sono. A te devo i miei obiettivi realizzati. A te devo la vita, molto più di quanto abbia fatto io mettendoti al mondo.
Il cervello addominale è la parte del corpo che più preferisco. Perché si vive, si sente, si ama, si sbaglia di pancia. E credo altresì che il cuore non si trovi nel petto, ma più in giù, nelle viscere, tra le pieghe dell'anima.
Le tue labbra non si possono dimenticare. Sono dolci come il miele. Sono due labbra che mi hanno baciato a lungo e mi baceranno ancora.
La natura è un dipinto dai vari colori creato dal tempo.
Perché volersi bene è mettersi nelle mani dell'altro, tenersi e fidarsi.
Alla fine ci si ritrova solo perché non si era disposti a perdersi.
Splende il ricordo: disegno il tuo sorriso.
Mi venderò
Non vi favorirò che dolori
da questa mia natura infame
che non si vince.
No alle recite
e chinare la testa
di me, mia patibolo.
Da un perpetuare
eremita in mezzo alla calca
toccata, non vista.
Forse sono folle
di eccessi di malumori
forse non sono qui.
Mi venderò ai mercenari
che hanno avuto cavillo
inventandomi.
O mi incamminerò ai limiti
di non so quale paese
bagagli di ombre, scorrere senza tempo.
Sonia Ceretini
A te devo tutto ciò che sono. A te devo i miei obiettivi realizzati. A te devo la vita, molto più di quanto abbia fatto io mettendoti al mondo.
Il cervello addominale è la parte del corpo che più preferisco. Perché si vive, si sente, si ama, si sbaglia di pancia. E credo altresì che il cuore non si trovi nel petto, ma più in giù, nelle viscere, tra le pieghe dell'anima.
Le tue labbra non si possono dimenticare. Sono dolci come il miele. Sono due labbra che mi hanno baciato a lungo e mi baceranno ancora.
La natura è un dipinto dai vari colori creato dal tempo.
Perché volersi bene è mettersi nelle mani dell'altro, tenersi e fidarsi.
Alla fine ci si ritrova solo perché non si era disposti a perdersi.
Splende il ricordo: disegno il tuo sorriso.
Mi venderò
Non vi favorirò che dolori
da questa mia natura infame
che non si vince.
No alle recite
e chinare la testa
di me, mia patibolo.
Da un perpetuare
eremita in mezzo alla calca
toccata, non vista.
Forse sono folle
di eccessi di malumori
forse non sono qui.
Mi venderò ai mercenari
che hanno avuto cavillo
inventandomi.
O mi incamminerò ai limiti
di non so quale paese
bagagli di ombre, scorrere senza tempo.
Sonia Ceretini