me. Ecco cosa dirò raccontando la mia vita ai miei figli un giorno... Perché un giorno vorrei averne almeno due o tre, per mostrare alla vita e a chi la vita ha cercato di togliermela, che io, ce l'ho fatta contro ogni aspettativa. A dispetto di tutto e di tutti. Non posso ricordare, ma qualcuno mi ha raccontato che piangevo e tremavo... probabilmente avevo fame e freddo. Che una vecchietta mi ha ritrovato per caso, in un bidone della spazzatura. I bambini dovrebbero stare al sicuro tra le braccia della mamma, non in un cassonetto, tra i rifiuti... perché vedi, se mi metti tra i rifiuti è così che mi sentirò da grande... un rifiuto! O almeno è così che vorresti farmi sentire tu, donna sventurata. Sono fortunato io, si, hai sentito bene! Sono fortunato perché in pochi ce la fanno, non tutti hanno avuto il mio stesso coraggio... qualcuno si è lasciato andare e, cullato dal freddo, ha lasciato questo mondo infame. Ma io no, io ho deciso di rimanere, di avere un nome, una famiglia... Qualcuno, non so nemmeno chi, me ne ha dato uno bellissimo. Mi chiamo Attilio... e se ho un nome, allora esisto. E tu, donna, non avrai mai l'onore di sentire questo figlio che non hai voluto, chiamarti mamma.
Consapevoli delle nostre imperfezioni, dobbiamo essere consapevoli anche della nostra forza.
Chi lo avrebbe mai creduto che precipitando nell'infinito ci saremo tenuti insieme così bene.
Ci cercavamo con gli occhi. Non capivamo che per trovarsi non serve la vista, ma il cuore.
Non dirmi che sono acida, sono solo come tu mi hai trasformata.
Il cuore scalda
l'anima gelida,
è felicità.
Luna piena
che non ha lo stesso sapore
senza di te...
luna che ci ha tenuti uniti
quando la distanza
ci separava.
Dolce malinconia
si riflette
sul mare scuro
come la mia anima, inanimata.
Io penso a te
che il cielo
non lo guardavi mai.
Dove porta la mia strada?
Per la deserta notte m'incammino
lungo vicoli oscuri e senza vita,
errando vado ma non so la meta,
proseguo e non ho rotta definita.
Un gatto sonnolento mi accompagna,
mi segue col suo mesto miagolio,
un ubriaco ciondolando passa,
non s'accorge nemmen che ci son io.
La fioca luce di qualche lampione
ombre spettrali sull'asfalto traccia,
ti basta il cigolio di una porta
che trasalir ti fa e il sangue agghiaccia.
L'assordante silenzio già t'opprime,
non sai se ritornare o proseguire
ma vuoi scoprire ancora senza posa
dov'è che il tuo cammino va a finire.
Ignazio Amico
Le cose mejo der monno
Quanno marci d'estate pe n'artura,
sorseggia l'acqua viva de sorgente;
l'ugola se schiarisce e poi se sente
scegne ner corpo come na frescura.
Se arivi stanco, nun avè paura
de beve invece un gotto arilucente
de vino bono, alora immantinente
ritrovi er tono e te va via l'arzura.
L'acqua arinfresca, e 'r vino te dà core.
Fu l'acqua a battezzatte e, su l'artare,
er vino è come er sangue der Signore.
Ma si l'ammischi assieme, sai ch'ariva?
Che de du cose bone e tanto care
fai na mistura stupida e cattiva!
Lella Frasca
Consapevoli delle nostre imperfezioni, dobbiamo essere consapevoli anche della nostra forza.
Chi lo avrebbe mai creduto che precipitando nell'infinito ci saremo tenuti insieme così bene.
Ci cercavamo con gli occhi. Non capivamo che per trovarsi non serve la vista, ma il cuore.
Non dirmi che sono acida, sono solo come tu mi hai trasformata.
Il cuore scalda
l'anima gelida,
è felicità.
Luna piena
che non ha lo stesso sapore
senza di te...
luna che ci ha tenuti uniti
quando la distanza
ci separava.
Dolce malinconia
si riflette
sul mare scuro
come la mia anima, inanimata.
Io penso a te
che il cielo
non lo guardavi mai.
Dove porta la mia strada?
Per la deserta notte m'incammino
lungo vicoli oscuri e senza vita,
errando vado ma non so la meta,
proseguo e non ho rotta definita.
Un gatto sonnolento mi accompagna,
mi segue col suo mesto miagolio,
un ubriaco ciondolando passa,
non s'accorge nemmen che ci son io.
La fioca luce di qualche lampione
ombre spettrali sull'asfalto traccia,
ti basta il cigolio di una porta
che trasalir ti fa e il sangue agghiaccia.
L'assordante silenzio già t'opprime,
non sai se ritornare o proseguire
ma vuoi scoprire ancora senza posa
dov'è che il tuo cammino va a finire.
Ignazio Amico
Le cose mejo der monno
Quanno marci d'estate pe n'artura,
sorseggia l'acqua viva de sorgente;
l'ugola se schiarisce e poi se sente
scegne ner corpo come na frescura.
Se arivi stanco, nun avè paura
de beve invece un gotto arilucente
de vino bono, alora immantinente
ritrovi er tono e te va via l'arzura.
L'acqua arinfresca, e 'r vino te dà core.
Fu l'acqua a battezzatte e, su l'artare,
er vino è come er sangue der Signore.
Ma si l'ammischi assieme, sai ch'ariva?
Che de du cose bone e tanto care
fai na mistura stupida e cattiva!
Lella Frasca