essere inchiodato a un letto. È forse vedere la luce, nessuno è arrivato mai così oltre da poter tornare a dircelo. La morte è forse la felicità, forse è solitudine estrema. Forse è fare i conti con Dio e ne sono curioso. Forse nudità, forse è qualche cosa di sublime, di etereo. Forse è la fine di tutto, forse è l'inizio di qualcosa di nuovo. Forse è gioia eterna, forse è tristezza estrema. Forse è la fine del pianto, forse è la pace, forse è ballare senza sosta. Forse è sorridere e vedere il proprio sorriso restituito, forse è amarsi, forse è un mondo migliore. Forse è incontrare le persone amate. Quando toccherà a me, papà vienimi a prendere. Ho paura, molta paura, ma sono curioso del giudizio universale.
Parole sospese nella lettera che non ti ho mai scritto.
Come fai a parlare di sogni a persone che rifiutano la vita.
Le preghiere sono come i cellulari. Ti fanno parlare con chi è lontano.
Non farti pendere dal prurito dell'amore perché è difficile dopo grattarsi il cuore.
Arginando la bocca acquisisci ad adoperare meglio gli occhi, e questi non falliscono!
I miei pensieri sono silenzi pieni di parole.
Pensare è facile! Trovare una motivazione è difficile.
Le proprie idee vanno esposte, non imposte.
Il rimorso
Ogni mattina allo spuntare del giorno,
all'apparire dell'attesa aurora
sorgesse il sole o spirasse bora *
o ch'estate fosse o piovoso inverno
senz'alcun'indugio al campicello
sperando mettere qualcosa nel paniere
t'incamminavi per la ricerca giornaliera,
con chissà qual'altri pensieri nel cervello:
Quante volte, però' fu la ricerca vana,
quante volte il ritorno fu triste e deluso
che vuota fu la cerca quotidiana
e altro giorno in fame s'è concluso.
Nel desolato teterrimo abituro,
sfumata la speranza del mattino
tutt'intorno t'appariva ancor più scuro
ma la speranza non avea confino.
In quegl'anni di epidemica carestia
puranco d'affetti, nonna, fosti scarsa.
Povera in tutto, o nonna, io nol capia
perciò lo cuore me lo stringe morsa.
Grande, se solo poco avessi riflettuto
t'avrei qualche sospiro, forse, lenito.
Nol feci, più nulla or posso, t'ho perduto!
Il rimorso mi rode all'infinito.
Nello Maruca
Parole sospese nella lettera che non ti ho mai scritto.
Come fai a parlare di sogni a persone che rifiutano la vita.
Le preghiere sono come i cellulari. Ti fanno parlare con chi è lontano.
Non farti pendere dal prurito dell'amore perché è difficile dopo grattarsi il cuore.
Arginando la bocca acquisisci ad adoperare meglio gli occhi, e questi non falliscono!
I miei pensieri sono silenzi pieni di parole.
Pensare è facile! Trovare una motivazione è difficile.
Le proprie idee vanno esposte, non imposte.
Il rimorso
Ogni mattina allo spuntare del giorno,
all'apparire dell'attesa aurora
sorgesse il sole o spirasse bora *
o ch'estate fosse o piovoso inverno
senz'alcun'indugio al campicello
sperando mettere qualcosa nel paniere
t'incamminavi per la ricerca giornaliera,
con chissà qual'altri pensieri nel cervello:
Quante volte, però' fu la ricerca vana,
quante volte il ritorno fu triste e deluso
che vuota fu la cerca quotidiana
e altro giorno in fame s'è concluso.
Nel desolato teterrimo abituro,
sfumata la speranza del mattino
tutt'intorno t'appariva ancor più scuro
ma la speranza non avea confino.
In quegl'anni di epidemica carestia
puranco d'affetti, nonna, fosti scarsa.
Povera in tutto, o nonna, io nol capia
perciò lo cuore me lo stringe morsa.
Grande, se solo poco avessi riflettuto
t'avrei qualche sospiro, forse, lenito.
Nol feci, più nulla or posso, t'ho perduto!
Il rimorso mi rode all'infinito.
Nello Maruca