parte del loro destino, e respinto l'altro.
Mandare a fanculo un uomo famoso o apicale, è appagante e nobilita l'uomo, indipendentemente dal vaffanculo.
La prima cosa che faccio appena mi sveglio è prendermi cura di me e delle persone che amo.
Tra un sogno e l'altro voglio incontrarti.
Non possiamo decidere quanto vivere ma possiamo decidere quanto sorridere.
Le cicatrici ci ricordano che siamo stati più forti delle ferite.
Il lunedì è poco amato da chi lavora, ma quanto è rimpianto da chi un lavoro non ha!
Siamo incastri perfetti di un amore, lontano dalla pelle, ma forte nel cuore.
La mancanza di chi desideriamo è la parte necessaria della nostra felicità.
E chissà perché ognuno di noi ha una tendenza a voler stare sospeso in uno stato di equilibrio con se stesso e navigarci dentro, esplorando tutti gli angoli di quel profondo e immenso io che si possiede. Chissà perché alcuni si impegnano ad avere degli obiettivi, delle linee velate ma forti come corde ancorate a sentieri scavati, sofferti, lineari, pieni di forza e coraggio. Forse da piccoli desideravano essere unici, guardavano fuori la finestra e avevano chiaro tutto, volevano essere fate e incontrare principi pieni di sentimenti puliti, desideravano riempire scrigni di bottiglie decorate con gocce di oro e rugiada, i nostri ideali e propositi, fragranze di affetto, sfumature di altruismo e verità, e spruzzarle nell'aria nei giorni tristi per aiutare gli altri sempre e comunque. E sono cresciuti così, nessuno mai li ha cambiati. Hanno sbagliato, hanno pianto, hanno riso e pianto quelle fate, quei principi, quei propositi puri non li hanno lasciati, sono lì nell'anima e brillano, fluttuano, scorazzano e mai nessuno li cambierà. Chissà perché ancora oggi come vedo una finestra antica, un rampicante, mi fermo, mi siedo e sogno, perché mai nessuno mi cambierà.
Ines Sansone
Mandare a fanculo un uomo famoso o apicale, è appagante e nobilita l'uomo, indipendentemente dal vaffanculo.
La prima cosa che faccio appena mi sveglio è prendermi cura di me e delle persone che amo.
Tra un sogno e l'altro voglio incontrarti.
Non possiamo decidere quanto vivere ma possiamo decidere quanto sorridere.
Le cicatrici ci ricordano che siamo stati più forti delle ferite.
Il lunedì è poco amato da chi lavora, ma quanto è rimpianto da chi un lavoro non ha!
Siamo incastri perfetti di un amore, lontano dalla pelle, ma forte nel cuore.
La mancanza di chi desideriamo è la parte necessaria della nostra felicità.
E chissà perché ognuno di noi ha una tendenza a voler stare sospeso in uno stato di equilibrio con se stesso e navigarci dentro, esplorando tutti gli angoli di quel profondo e immenso io che si possiede. Chissà perché alcuni si impegnano ad avere degli obiettivi, delle linee velate ma forti come corde ancorate a sentieri scavati, sofferti, lineari, pieni di forza e coraggio. Forse da piccoli desideravano essere unici, guardavano fuori la finestra e avevano chiaro tutto, volevano essere fate e incontrare principi pieni di sentimenti puliti, desideravano riempire scrigni di bottiglie decorate con gocce di oro e rugiada, i nostri ideali e propositi, fragranze di affetto, sfumature di altruismo e verità, e spruzzarle nell'aria nei giorni tristi per aiutare gli altri sempre e comunque. E sono cresciuti così, nessuno mai li ha cambiati. Hanno sbagliato, hanno pianto, hanno riso e pianto quelle fate, quei principi, quei propositi puri non li hanno lasciati, sono lì nell'anima e brillano, fluttuano, scorazzano e mai nessuno li cambierà. Chissà perché ancora oggi come vedo una finestra antica, un rampicante, mi fermo, mi siedo e sogno, perché mai nessuno mi cambierà.
Ines Sansone