potrà vederlo esternamente.
Vorrei perdermi ancora in quell'abbraccio senza tempo dove le nostre anime hanno fatto l'amore.
Ma c'è luce in fondo al tunnel carpale?
Da un'idea di vita, a una vita senza idee.
L'amore è come la pittura, se tu calchi troppo la mano il colore non dura.
Quell'istante di noi così distante da noi.
Auguri a tutte le donne, non perché è l'otto marzo, ma perché lottano sempre!
Ho preferito seguire l'istinto e il cuore.
Siamo due menti che si fondono nella stessa luce di pensiero.
Ispira la tua voce
quando perde il significato del verbo,
ed io sono nato in lei,
senza nessuna paralisi da cercare,
in angeli di cristalli che piovevano,
tra perle di distanze che strillavano
per la paura di avvicinarsi e poi smarrirsi
tra frantumi di magie infinite
nello specchio di attimi dispersi.
Quella voce non aveva nome,
o quella voce non esisteva
senza quello stesso nome,
e le cose cambiano o le cose muoiono,
e il nome le chiama o le vivifica,
quindi adesso devo farlo,
posso farlo, e quando voglio
non voglio perché l'attesa è tutto
e la sua fine un delitto.
Ispira la tua voce
se pronuncia il mio nome,
quando il margine di un'anca
affonda nell'addio di un bacio
e il suo oblio definisce la parola,
sulla schiena un neo
e accanto al labbro un altro,
il sorriso di chi si accende
nella solitudine di una compagnia.
Lorenzo Baccari
Vorrei perdermi ancora in quell'abbraccio senza tempo dove le nostre anime hanno fatto l'amore.
Ma c'è luce in fondo al tunnel carpale?
Da un'idea di vita, a una vita senza idee.
L'amore è come la pittura, se tu calchi troppo la mano il colore non dura.
Quell'istante di noi così distante da noi.
Auguri a tutte le donne, non perché è l'otto marzo, ma perché lottano sempre!
Ho preferito seguire l'istinto e il cuore.
Siamo due menti che si fondono nella stessa luce di pensiero.
Ispira la tua voce
quando perde il significato del verbo,
ed io sono nato in lei,
senza nessuna paralisi da cercare,
in angeli di cristalli che piovevano,
tra perle di distanze che strillavano
per la paura di avvicinarsi e poi smarrirsi
tra frantumi di magie infinite
nello specchio di attimi dispersi.
Quella voce non aveva nome,
o quella voce non esisteva
senza quello stesso nome,
e le cose cambiano o le cose muoiono,
e il nome le chiama o le vivifica,
quindi adesso devo farlo,
posso farlo, e quando voglio
non voglio perché l'attesa è tutto
e la sua fine un delitto.
Ispira la tua voce
se pronuncia il mio nome,
quando il margine di un'anca
affonda nell'addio di un bacio
e il suo oblio definisce la parola,
sulla schiena un neo
e accanto al labbro un altro,
il sorriso di chi si accende
nella solitudine di una compagnia.
Lorenzo Baccari