sabbia nasconde le ferite e il sole riscalda i ricordi.
Gli occhi sono lo spartito della nostra vita.
Lo sguardo della notte raccoglie i nostri desideri, e li fa viaggiare in universo che brilla di fantasie.
Il dubbio non è una insicurezza, ma un meccanismo psicologico caratterizzato dalla perdita di fiducia.
Mi sono rotta le palle di avere la pazienza di aspettare.
Oggi ho indossato
la camicia di mamma
ah i tigli in fiore.
Nel divenire -
un respiro profondo
infine gennaio.
So di aceto e limone, pungente sulla lingua, brucio sulla pelle. Aspra! Chi non sa diluirmi con la vaniglia dice di me che sono acre. Io mi preoccupo di non essere amara, nonostante i fumi delle pozioni tossiche inalate. Ricordo flebo di veleni somministrarti endovena, sottocute che creavano strati di rancore tra il cuoio e le arterie. E sono scappata nella notte, alzata da quel letto di droghe e soporiferi letali, rintanata come animale impaurito negli antri di boschi solitari e nebbiosi, tra le belve sanguinarie, aspettando l'alba sotto alberi spogli e durante piogge incessanti. Grondante e trafelata. La mia forza mi ha portata a bordo strada, non voglio passaggi da nessuno io, ma camminare sull'asfalto è assai diverso che camminare tra roghi e sterpaglie.
Mariella Buscemi
Dentro di te il suo cuore batteva più forte,
suonava strano,
non era abituato ma ci prese gusto.
Al che, egoisticamente ne approfittò e principiò a rimbombare ovunque,
ovunque ci fosse un petto da musicare o semplicemente da riscaldare.
In inverno poi, a differenza del sole, era più intenso il suo calore e senza disperdersi si propagava ove pareva ce ne fosse bisogno, come in quei corpi pieni di vuoto.
Mai chiese permesso né perdono.
Alessandra F
Gli occhi sono lo spartito della nostra vita.
Lo sguardo della notte raccoglie i nostri desideri, e li fa viaggiare in universo che brilla di fantasie.
Il dubbio non è una insicurezza, ma un meccanismo psicologico caratterizzato dalla perdita di fiducia.
Mi sono rotta le palle di avere la pazienza di aspettare.
Oggi ho indossato
la camicia di mamma
ah i tigli in fiore.
Nel divenire -
un respiro profondo
infine gennaio.
So di aceto e limone, pungente sulla lingua, brucio sulla pelle. Aspra! Chi non sa diluirmi con la vaniglia dice di me che sono acre. Io mi preoccupo di non essere amara, nonostante i fumi delle pozioni tossiche inalate. Ricordo flebo di veleni somministrarti endovena, sottocute che creavano strati di rancore tra il cuoio e le arterie. E sono scappata nella notte, alzata da quel letto di droghe e soporiferi letali, rintanata come animale impaurito negli antri di boschi solitari e nebbiosi, tra le belve sanguinarie, aspettando l'alba sotto alberi spogli e durante piogge incessanti. Grondante e trafelata. La mia forza mi ha portata a bordo strada, non voglio passaggi da nessuno io, ma camminare sull'asfalto è assai diverso che camminare tra roghi e sterpaglie.
Mariella Buscemi
Dentro di te il suo cuore batteva più forte,
suonava strano,
non era abituato ma ci prese gusto.
Al che, egoisticamente ne approfittò e principiò a rimbombare ovunque,
ovunque ci fosse un petto da musicare o semplicemente da riscaldare.
In inverno poi, a differenza del sole, era più intenso il suo calore e senza disperdersi si propagava ove pareva ce ne fosse bisogno, come in quei corpi pieni di vuoto.
Mai chiese permesso né perdono.
Alessandra F