il giorno e arrivano i sogni. Buonanotte.
Strano della notte
Strano
La notte mi sembra un bambino,
la guardo e non so,
se mi scruta o è assente,
intorno, le luci dei neon,
i bar sono chiusi,
un abbaiare sconsolato,
un gatto sfuggente,
strada lucida di pioggia,
freddo
e nuvole ombrose,
il semaforo manda
luce gialla, saettante;
tutta mia la città,
deserto di cemento e tegole,
pali, saracinesche chiuse.
Tu cielo, io formica...
E rincorro pezzi di cielo fatti di te
e quanto invidio le nuvole che
possono il tuo volto accarezzar;
e quanto invidio gli uccelli che
posson il tuo volto baciar.
Già tanto quanto invidio le stelle che
posson, quando hai paura,
regalarti la luce;
Tanto quanto invidio la luna che
può seguirti nel tuo cammino
alleviandoti i dolori.
Mentre io sol da qui ti posso ammirar,
senza speranza di poterti amar,
ma posso sol raccoglier e baciar le tue lacrime
quando il tuo ferito cuore piange e
la pioggia amara cade.
Teresa Libroia
Il ritorno
Voce di popolo
che giace nella polvere.
Voi che udite, ascoltate
il galoppo dei cavalli
del Gran Re che viene,
ascoltate i latrati dei suoi segugi,
il suono delle trombe,
lo sferragliare delle armature.
Voi che vedete, guardate i colori,
i suoi stendardi garrire al vento,
il suo sguardo altero virile,
esultate nei vostri cuori.
Voi che avete robuste gambe, accorrete
stendete i vostri mantelli sulla sua strada,
imbandite di fiori la sua via.
Voi che avete forti braccia cogliete
rami d'olivo, intrecciate
corone d'alloro per il Gran Re Vittorioso.
Voi che avete voce gagliarda gridate
il vostro giubilo, la gioia della risurrezione.
Voce di popolo
che giace nella polvere.
Noi ch'eravamo terra ora siamo carne
eravamo persi, ci siamo ritrovati
noi ch'eravamo morti ora siamo risorti.
Ecco il Gran Re è tornato,
le porte della Città Santa aperte
pronte le dimore per i suoi figli.
Fuori la morte sconfitta,
dispersa per sempre nel nulla,
ecco la morte della morte.
Voce di popolo
che giace nella polvere.
Dario Motti
Strano della notte
Strano
La notte mi sembra un bambino,
la guardo e non so,
se mi scruta o è assente,
intorno, le luci dei neon,
i bar sono chiusi,
un abbaiare sconsolato,
un gatto sfuggente,
strada lucida di pioggia,
freddo
e nuvole ombrose,
il semaforo manda
luce gialla, saettante;
tutta mia la città,
deserto di cemento e tegole,
pali, saracinesche chiuse.
Tu cielo, io formica...
E rincorro pezzi di cielo fatti di te
e quanto invidio le nuvole che
possono il tuo volto accarezzar;
e quanto invidio gli uccelli che
posson il tuo volto baciar.
Già tanto quanto invidio le stelle che
posson, quando hai paura,
regalarti la luce;
Tanto quanto invidio la luna che
può seguirti nel tuo cammino
alleviandoti i dolori.
Mentre io sol da qui ti posso ammirar,
senza speranza di poterti amar,
ma posso sol raccoglier e baciar le tue lacrime
quando il tuo ferito cuore piange e
la pioggia amara cade.
Teresa Libroia
Il ritorno
Voce di popolo
che giace nella polvere.
Voi che udite, ascoltate
il galoppo dei cavalli
del Gran Re che viene,
ascoltate i latrati dei suoi segugi,
il suono delle trombe,
lo sferragliare delle armature.
Voi che vedete, guardate i colori,
i suoi stendardi garrire al vento,
il suo sguardo altero virile,
esultate nei vostri cuori.
Voi che avete robuste gambe, accorrete
stendete i vostri mantelli sulla sua strada,
imbandite di fiori la sua via.
Voi che avete forti braccia cogliete
rami d'olivo, intrecciate
corone d'alloro per il Gran Re Vittorioso.
Voi che avete voce gagliarda gridate
il vostro giubilo, la gioia della risurrezione.
Voce di popolo
che giace nella polvere.
Noi ch'eravamo terra ora siamo carne
eravamo persi, ci siamo ritrovati
noi ch'eravamo morti ora siamo risorti.
Ecco il Gran Re è tornato,
le porte della Città Santa aperte
pronte le dimore per i suoi figli.
Fuori la morte sconfitta,
dispersa per sempre nel nulla,
ecco la morte della morte.
Voce di popolo
che giace nella polvere.
Dario Motti