Tutto con le nostre mani in un linguaggio perfetto d'amore.
Di me che insisto
Non si vede a un passo
dalla finestra sulla
deserta ora
qui
incurante della selva di
laguna imbrigliata
che vapora
lei
la rossastra libellula sul
velo di vetro batte
tentando la
via
al caldo bozzolo umano
ché crede lì s'offra
un frutto d'oro
ch'ancora sia caro invito
il cenno che al volo
suo non aprì
mai.
Questo amore
Troppo bello per non essere vissuto,
troppo speciale per essere descritto,
troppo immenso per poter essere delimitato,
troppo luminoso per farsi oscurare,
troppo prezioso per poter essere sempre esibito,
troppo esuberante per non sorprendere,
troppo sincero per poterlo mascherare,
troppo pieno per essere ancora colmato,
troppo puro per essere contaminato,
troppo sorridente per lasciarsi scoraggiare,
troppo elegante per potersi confondere,
troppo profumato per non essere notato,
troppo generoso per non essere apprezzato,
troppo dignitoso per farsi mortificare,
troppo scalpitante per incatenarlo,
troppo avvincente per non lasciarsi appassionare,
troppo fiero per crollare,
troppo audace per non osare,
troppo saporito per non essere degustato,
troppo dolce per non rimanerne incantato,
troppo affamato per lasciarlo inappagato,
troppo autentico per non crederlo vero,
troppo coinvolgente per lasciarselo scappare!
Anonimo
Infiorare avrei voluto i nostri giorni
Infiorare avrei voluto i nostri giorni
e il tuo capo infrondare con altri allori,
il denutrito cuore saziare
con bacche di gelso e more
ma... solo accartocciate foglie
e lazzi frutti di seccato legno
oggi appena so darti in dono!
Viene il momento in cui tutto agonizza
e ogni cosa, esangue vacua si scompone,
da roghi morenti che non si avvivano
crepitii più non ascolti e nell'anima
ammalata, che non sa più stare in piedi,
solo silenzio di ceneri sale e rimane.
Altra foce non ha questo mio male
che fiotta con ardita foga
se non l'infinito chiuso del vuoto.
Ma nella fedeltà che non muta,
dall'ammutolito mio fagotto,
per uno stretto forame un filo
di speranze, fluendo a te conduce.
È da questa mia prigionia
che aspetto un gesto tuo,
che pane d'amore mastico adagio
e capriola qualche speranza;
è qui che qualche foglia
ancora riparo trova dal vento;
è in quest'ombra che un sasso
non si arroventa fissato dal sole.
Pur se ambiguo e scialbo
appare il sorriso del domani
e specchio d'acqua
il volto sereno non rifrange,
ignora lo stesso il mugolìo
che da quest'oggi in fuga tu odi;
sfollato da un tuo bacio
il lagno rauco del mio gemito,
inudibile, si allontani via dissolto!
Angelo Michele Cozza
Di me che insisto
Non si vede a un passo
dalla finestra sulla
deserta ora
qui
incurante della selva di
laguna imbrigliata
che vapora
lei
la rossastra libellula sul
velo di vetro batte
tentando la
via
al caldo bozzolo umano
ché crede lì s'offra
un frutto d'oro
ch'ancora sia caro invito
il cenno che al volo
suo non aprì
mai.
Questo amore
Troppo bello per non essere vissuto,
troppo speciale per essere descritto,
troppo immenso per poter essere delimitato,
troppo luminoso per farsi oscurare,
troppo prezioso per poter essere sempre esibito,
troppo esuberante per non sorprendere,
troppo sincero per poterlo mascherare,
troppo pieno per essere ancora colmato,
troppo puro per essere contaminato,
troppo sorridente per lasciarsi scoraggiare,
troppo elegante per potersi confondere,
troppo profumato per non essere notato,
troppo generoso per non essere apprezzato,
troppo dignitoso per farsi mortificare,
troppo scalpitante per incatenarlo,
troppo avvincente per non lasciarsi appassionare,
troppo fiero per crollare,
troppo audace per non osare,
troppo saporito per non essere degustato,
troppo dolce per non rimanerne incantato,
troppo affamato per lasciarlo inappagato,
troppo autentico per non crederlo vero,
troppo coinvolgente per lasciarselo scappare!
Anonimo
Infiorare avrei voluto i nostri giorni
Infiorare avrei voluto i nostri giorni
e il tuo capo infrondare con altri allori,
il denutrito cuore saziare
con bacche di gelso e more
ma... solo accartocciate foglie
e lazzi frutti di seccato legno
oggi appena so darti in dono!
Viene il momento in cui tutto agonizza
e ogni cosa, esangue vacua si scompone,
da roghi morenti che non si avvivano
crepitii più non ascolti e nell'anima
ammalata, che non sa più stare in piedi,
solo silenzio di ceneri sale e rimane.
Altra foce non ha questo mio male
che fiotta con ardita foga
se non l'infinito chiuso del vuoto.
Ma nella fedeltà che non muta,
dall'ammutolito mio fagotto,
per uno stretto forame un filo
di speranze, fluendo a te conduce.
È da questa mia prigionia
che aspetto un gesto tuo,
che pane d'amore mastico adagio
e capriola qualche speranza;
è qui che qualche foglia
ancora riparo trova dal vento;
è in quest'ombra che un sasso
non si arroventa fissato dal sole.
Pur se ambiguo e scialbo
appare il sorriso del domani
e specchio d'acqua
il volto sereno non rifrange,
ignora lo stesso il mugolìo
che da quest'oggi in fuga tu odi;
sfollato da un tuo bacio
il lagno rauco del mio gemito,
inudibile, si allontani via dissolto!
Angelo Michele Cozza