che fin dalla sua nascita è solo, e sempre in guerra!
La Gatta
Eccola... si avvicina senza fretta;
Il raggio della grande luna, la illumina... silenziosa e circospetta;
E il fascio d'argento,
come la punta di una spada che il cuore del duellante punge,
con i brillanti suoi occhi, si congiunge.
Indifferente ella appare, allo sguardo mio fremente;
così, attratto con il corpo e con la mente, mi avvicino quatto, quatto come da un sogno tratto.
Che ci posso fare se amo chi resta. Se amo le persone che non dicono solo ci sono, ma al mio fianco ci restano. Che ci posso fare se non porto rancore, se alla lunga amo più il mio sorriso e il mondo colorato intorno. Che ci posso fare se da alcune persone poi mi stacco, senza dispetti o altro, perché a nascondino si giocava da bambini, adesso non più. Che ci posso fare se sono un ammasso di imperfezioni ma "tutto cuore". Mi amo così fragile, imperfetta e strana. Vivo tutto di pancia e cuore, piango davanti ad un buon libro, un'emozione inaspettata, un film o di fronte a "buone intenzioni". Mi chiudo se non vedo o leggo rispetto o semplicità e verità. Sono così e non cambio. Sono così e non ho intenzione di cambiare.
Antonella Coletta
Mia figlia ha molte madri
Hai molte madri.
La prima è il cielo che dilegua i confini,
non teme i vuoti della notte,
i gemiti dell'abbandono.
C'è poi la terra, dentro cui hai messo
radici esili, ma caparbie per affrontare il domani.
È la tua terra di Colombia che hai lasciato,
per accodare il tuo al nostro destino.
La trattieni per sempre tra le dita,
ne graffi con gli occhi i solchi seminati:
ricordo e preghiera ne rimandano l'odore.
C'è la mamma che ti ha fatto nascere,
e baciata con lacrime sottili,
carezzata con le stesse mani
che ti hanno dovuta poi lasciare,
slegare alle nubi, riparare alla sorte.
Come ciottolo nel fiume hai navigato,
nella corrente respirato, oltre ogni rancore.
e dunque sono arrivata io,
madre che indugiava sul tuo nome,
sopra le domande da levigare,
gli inascoltati sogni da proteggere.
Mi hai insegnato che bastava solamente
ascoltare con te i piccoli passi ai crocevia,
i rumori delle fioriture, le piume frementi
che al cielo si distendono.
Hai molte madri, sì: è il tuo peso sulle spalle,
ma anche la tua taciuta forza.
Sono voci ed ala, guscio e germoglio.
Diverranno albero, foglia e volo
in luoghi così distanti.
Saranno amore per ogni tuo silenzio.
Bruno Centomo
La Gatta
Eccola... si avvicina senza fretta;
Il raggio della grande luna, la illumina... silenziosa e circospetta;
E il fascio d'argento,
come la punta di una spada che il cuore del duellante punge,
con i brillanti suoi occhi, si congiunge.
Indifferente ella appare, allo sguardo mio fremente;
così, attratto con il corpo e con la mente, mi avvicino quatto, quatto come da un sogno tratto.
Che ci posso fare se amo chi resta. Se amo le persone che non dicono solo ci sono, ma al mio fianco ci restano. Che ci posso fare se non porto rancore, se alla lunga amo più il mio sorriso e il mondo colorato intorno. Che ci posso fare se da alcune persone poi mi stacco, senza dispetti o altro, perché a nascondino si giocava da bambini, adesso non più. Che ci posso fare se sono un ammasso di imperfezioni ma "tutto cuore". Mi amo così fragile, imperfetta e strana. Vivo tutto di pancia e cuore, piango davanti ad un buon libro, un'emozione inaspettata, un film o di fronte a "buone intenzioni". Mi chiudo se non vedo o leggo rispetto o semplicità e verità. Sono così e non cambio. Sono così e non ho intenzione di cambiare.
Antonella Coletta
Mia figlia ha molte madri
Hai molte madri.
La prima è il cielo che dilegua i confini,
non teme i vuoti della notte,
i gemiti dell'abbandono.
C'è poi la terra, dentro cui hai messo
radici esili, ma caparbie per affrontare il domani.
È la tua terra di Colombia che hai lasciato,
per accodare il tuo al nostro destino.
La trattieni per sempre tra le dita,
ne graffi con gli occhi i solchi seminati:
ricordo e preghiera ne rimandano l'odore.
C'è la mamma che ti ha fatto nascere,
e baciata con lacrime sottili,
carezzata con le stesse mani
che ti hanno dovuta poi lasciare,
slegare alle nubi, riparare alla sorte.
Come ciottolo nel fiume hai navigato,
nella corrente respirato, oltre ogni rancore.
e dunque sono arrivata io,
madre che indugiava sul tuo nome,
sopra le domande da levigare,
gli inascoltati sogni da proteggere.
Mi hai insegnato che bastava solamente
ascoltare con te i piccoli passi ai crocevia,
i rumori delle fioriture, le piume frementi
che al cielo si distendono.
Hai molte madri, sì: è il tuo peso sulle spalle,
ma anche la tua taciuta forza.
Sono voci ed ala, guscio e germoglio.
Diverranno albero, foglia e volo
in luoghi così distanti.
Saranno amore per ogni tuo silenzio.
Bruno Centomo