Dire è troppo tardi è solo una scusa.
Metamorfosi
Era un bel fiore
poi un giorno giunse
una piccola ape
leggera come un drone
si posò sul fiore, ne succhiò
tutto il suo nettare
così lei diventò la padrona!
il bel fiore appassì
e la piccola e leggera
ape diventò un calabrone.
Una struggente sensazione
Ti prende,
anche quando sei tra la gente,
quando ridi e dai coraggio
ma dentro te sei morto,
quando il passato riaffiora
e brucia come cera sulla pelle.
Ti prende,
compagna di sospiri quando il sole muore,
ladra di ricordi quando torna il giorno,
ti regala vuoto senza lacrime
quando aspetti una parola,
quando sai che è una chimera,
quando t'illudi che sia stato amore.
Ti prende,
ti ama e tu la odi,
ti protegge e tu la scacci
mentre ti nascondi dietro ad un sorriso.
Nadia Consani
La notte era un lunghissimo mare
Accadeva dopo cena
appena dopo le ventuno
al rintocco dell'ultimo sprazzo.
Ci si chiamava per nomi stentorei
Fidia, Asclepiade.
Il tatto arroventato sui fianchi
le labbra perfette all'umido corallo.
Seguivamo vestiboli
che aprivano a bifore più aggraziate.
Soffocati in un nembo i sospiri
sceglievamo Kavafis da leggere al buio.
La notte era un lunghissimo mare.
Luciano Nota
Metamorfosi
Era un bel fiore
poi un giorno giunse
una piccola ape
leggera come un drone
si posò sul fiore, ne succhiò
tutto il suo nettare
così lei diventò la padrona!
il bel fiore appassì
e la piccola e leggera
ape diventò un calabrone.
Una struggente sensazione
Ti prende,
anche quando sei tra la gente,
quando ridi e dai coraggio
ma dentro te sei morto,
quando il passato riaffiora
e brucia come cera sulla pelle.
Ti prende,
compagna di sospiri quando il sole muore,
ladra di ricordi quando torna il giorno,
ti regala vuoto senza lacrime
quando aspetti una parola,
quando sai che è una chimera,
quando t'illudi che sia stato amore.
Ti prende,
ti ama e tu la odi,
ti protegge e tu la scacci
mentre ti nascondi dietro ad un sorriso.
Nadia Consani
La notte era un lunghissimo mare
Accadeva dopo cena
appena dopo le ventuno
al rintocco dell'ultimo sprazzo.
Ci si chiamava per nomi stentorei
Fidia, Asclepiade.
Il tatto arroventato sui fianchi
le labbra perfette all'umido corallo.
Seguivamo vestiboli
che aprivano a bifore più aggraziate.
Soffocati in un nembo i sospiri
sceglievamo Kavafis da leggere al buio.
La notte era un lunghissimo mare.
Luciano Nota