che non sarà mai abbastanza saggio da seguire la ragione.
Ti sento lontana,
per questo vorrei
che il mio pensiero
messaggero,
spiegasse
le sue ali,
per poterti
abbracciare
e poi
con un sospiro
alla tua
anima proferire,
che il mio amore per te
non potrà mai finire.
Suprema quies
Serrati i pugni bianchi come cera
giace supino in terra arrovesciato
e la faccia pel rivo insanguinato
è quasi nera.
Con orrido rilievo l'apertura
della ferita tutto il sangue aduna
su la nuca, sul collo, su la bruna
capellatura.
Giace supino. E non sembra dolere
la bella bocca. Quasi ch'Egli avvinga
ancor la Donna e la sua bocca attinga
tutto il piacere.
Due lumi sopra un cofano. Quei lumi
rischiarano il silenzio sepolcrale:
allineati stan nello scaffale
mille volumi
che alluminava un mastro fiorentino
d'orifiamme e d'armille in cento nodi.
Aperti sul divano soni i «Modi»
dell'Aretino
e sul divano è un guanto che rimosse
qui, nell'entrar, la Donna del Convito
ed un mazzo sfasciato ed avvizzito
di rose rosse.
Guata con gli occhi di mestizia pieni
in capo al letto sull'arazzo infisso
dolentemente immoto il crocifisso
di Guido Reni.
Notte e silenzio intorno. Tutto tace.
Come in un sogno d'armonia perplessa
al Poeta ventenne è già concessa
l'ultima pace.
Guido Gozzano
Resurrezione
Promessa.
Sul fiore appassito
petali teneri,
gocce di stelle.
Segreto.
Vento notturno,
mantenerlo e sperare.
Sorriso.
Sul cuore impietrito
battono candidi
baci di luce.
Destato.
Soffio di vita,
riscaldarsi e pulsare.
Osserva.
La coltre di nubi
filtra una pallida
falce di luna
Svanita.
Cielo di seta,
ritrovarla e pregare.
La mano.
Si muove indecisa.
Prendila, stringila
prima che fugga
Rapita.
Fiaba incantata,
risvegliarsi ed amare.
Giuseppe Freda
Ti sento lontana,
per questo vorrei
che il mio pensiero
messaggero,
spiegasse
le sue ali,
per poterti
abbracciare
e poi
con un sospiro
alla tua
anima proferire,
che il mio amore per te
non potrà mai finire.
Suprema quies
Serrati i pugni bianchi come cera
giace supino in terra arrovesciato
e la faccia pel rivo insanguinato
è quasi nera.
Con orrido rilievo l'apertura
della ferita tutto il sangue aduna
su la nuca, sul collo, su la bruna
capellatura.
Giace supino. E non sembra dolere
la bella bocca. Quasi ch'Egli avvinga
ancor la Donna e la sua bocca attinga
tutto il piacere.
Due lumi sopra un cofano. Quei lumi
rischiarano il silenzio sepolcrale:
allineati stan nello scaffale
mille volumi
che alluminava un mastro fiorentino
d'orifiamme e d'armille in cento nodi.
Aperti sul divano soni i «Modi»
dell'Aretino
e sul divano è un guanto che rimosse
qui, nell'entrar, la Donna del Convito
ed un mazzo sfasciato ed avvizzito
di rose rosse.
Guata con gli occhi di mestizia pieni
in capo al letto sull'arazzo infisso
dolentemente immoto il crocifisso
di Guido Reni.
Notte e silenzio intorno. Tutto tace.
Come in un sogno d'armonia perplessa
al Poeta ventenne è già concessa
l'ultima pace.
Guido Gozzano
Resurrezione
Promessa.
Sul fiore appassito
petali teneri,
gocce di stelle.
Segreto.
Vento notturno,
mantenerlo e sperare.
Sorriso.
Sul cuore impietrito
battono candidi
baci di luce.
Destato.
Soffio di vita,
riscaldarsi e pulsare.
Osserva.
La coltre di nubi
filtra una pallida
falce di luna
Svanita.
Cielo di seta,
ritrovarla e pregare.
La mano.
Si muove indecisa.
Prendila, stringila
prima che fugga
Rapita.
Fiaba incantata,
risvegliarsi ed amare.
Giuseppe Freda