te... non impegnarti con nessuno, non sono come te... ricorda sempre il detto "meglio soli che mal accompagnati"...
Volevo dirti che
Volevo dirti che ad ogni passo tuo
sento i miei vacillare,
sono forte e fiera,
ma cado nelle tue parole
come semi nella terra.
Aspetto, il frutto di un raccolto
dal sapore pieno di vita
che non vedrà più la sua luce.
#VillaCedrino.
Mio Padre
Sdraiato sul mio letto impotente verso la vita,
ho visto i miei giorni trascorrere uno dopo l'altro,
come una vecchina sgrana il Rosario, la donna buona chiamata morte ha sgranato i miei giorni.
Ed ora sono qui all'ultima Ave Maria contento di andarmene da questo inferno chiamato vita,
contento che il mio Rosario sia giunto al termine.
Chiedo all'infermiera di aprirmi le tendine e di spalancare la finestra,
voglio per l'ultima volta vedere il sole senza filtri,
voglio ancora una volta respirare a pieni polmoni l'aria gelida della vita.
Ah quanti ricordi,
quanti rimpianti,
ma ormai non c'è più tempo, l'Ave Maria è giunta all'Amen,
epilogo finale di una vita priva di significato tersa di egoismo donatomi dall'ignoranza Umana,
l'aria gelida si fa ora più calda, ancora più calda, oserei dire bollente,
i raggi del sole si fanno forti,
fortissimi e mi avvolgono nel loro limbo per portarmi lontano dalle mie sofferenze,
so già che quando richiuderò gli occhi tutto questo finirà, ma in fondo è tutto quello che voglio.
Albertino Federici
È cecità la tua figura che svanisce. Si staglia come il nulla all'orizzonte e il niente è il messaggio del cielo. Anche la pioggia non bagna quando la pelle si dismette come fosse abito roso, appuntato con spilli all'anima lisa. Intrappolo acqua tra i pugni serrati. Avrei giurato di non aver lasciato fessure. "L'han bevuta i palmi", mi son detta. A sorsi avidi. La mancanza va via di schiena e non inciampa. Si alza dal suolo e misura la distanza sul metro delle pupille che si restringono per mettere meglio a fuoco l'infinitamente piccolo che gioca sulla geometria del distacco. L'invisibile è sagoma definita sul cuore cavo. La polpa dei seni non sfiorati agonizza tra le vene a formar corde sotto pelle come fossero dita - le tue - ché mi vieni da dentro se non mi sei fuori, a un palmo dal respiro che mi spettina i capelli col fiato fin troppo vicino. Lontano. Raccoglimi l'ultima cicatrice, ché se mi stai distante, almeno, portati via i segni. L'intervallo della carne. L'assenza della voce. Io in esilio. Emigrata dal paese delle tue essenze, volo nell'aria immobile. Zefiro contaminato. Refoli ad agitar le ali sulle mie scapole e il brivido si dilegua in piume lungo la schiena, facendomi schianto fino al midollo. Una mancanza e cento bisogni. Multipli del desiderio. E nonostante, ci sei dai passi all'anima.
Mariella Buscemi
Volevo dirti che
Volevo dirti che ad ogni passo tuo
sento i miei vacillare,
sono forte e fiera,
ma cado nelle tue parole
come semi nella terra.
Aspetto, il frutto di un raccolto
dal sapore pieno di vita
che non vedrà più la sua luce.
#VillaCedrino.
Mio Padre
Sdraiato sul mio letto impotente verso la vita,
ho visto i miei giorni trascorrere uno dopo l'altro,
come una vecchina sgrana il Rosario, la donna buona chiamata morte ha sgranato i miei giorni.
Ed ora sono qui all'ultima Ave Maria contento di andarmene da questo inferno chiamato vita,
contento che il mio Rosario sia giunto al termine.
Chiedo all'infermiera di aprirmi le tendine e di spalancare la finestra,
voglio per l'ultima volta vedere il sole senza filtri,
voglio ancora una volta respirare a pieni polmoni l'aria gelida della vita.
Ah quanti ricordi,
quanti rimpianti,
ma ormai non c'è più tempo, l'Ave Maria è giunta all'Amen,
epilogo finale di una vita priva di significato tersa di egoismo donatomi dall'ignoranza Umana,
l'aria gelida si fa ora più calda, ancora più calda, oserei dire bollente,
i raggi del sole si fanno forti,
fortissimi e mi avvolgono nel loro limbo per portarmi lontano dalle mie sofferenze,
so già che quando richiuderò gli occhi tutto questo finirà, ma in fondo è tutto quello che voglio.
Albertino Federici
È cecità la tua figura che svanisce. Si staglia come il nulla all'orizzonte e il niente è il messaggio del cielo. Anche la pioggia non bagna quando la pelle si dismette come fosse abito roso, appuntato con spilli all'anima lisa. Intrappolo acqua tra i pugni serrati. Avrei giurato di non aver lasciato fessure. "L'han bevuta i palmi", mi son detta. A sorsi avidi. La mancanza va via di schiena e non inciampa. Si alza dal suolo e misura la distanza sul metro delle pupille che si restringono per mettere meglio a fuoco l'infinitamente piccolo che gioca sulla geometria del distacco. L'invisibile è sagoma definita sul cuore cavo. La polpa dei seni non sfiorati agonizza tra le vene a formar corde sotto pelle come fossero dita - le tue - ché mi vieni da dentro se non mi sei fuori, a un palmo dal respiro che mi spettina i capelli col fiato fin troppo vicino. Lontano. Raccoglimi l'ultima cicatrice, ché se mi stai distante, almeno, portati via i segni. L'intervallo della carne. L'assenza della voce. Io in esilio. Emigrata dal paese delle tue essenze, volo nell'aria immobile. Zefiro contaminato. Refoli ad agitar le ali sulle mie scapole e il brivido si dilegua in piume lungo la schiena, facendomi schianto fino al midollo. Una mancanza e cento bisogni. Multipli del desiderio. E nonostante, ci sei dai passi all'anima.
Mariella Buscemi