La cosa giusta è alzare la testa e andare avanti.
Venere
Non è alle mie orecchie
che hai sussurrato,
è oltre fin dentro
il mio cuore.
Non erano
le mie labbra
che hai baciato,
ma la mia anima.
A te solo debbo
che il mio animo
non sia inaridito,
che sia rimasto in me
un punto accessibile alla grazia.
Lascia, che io urli
nelle notti di luna
o nel fresco mattino,
il tuo nome.
Allora potrò
sempre amare
perché il nome
è Venere.
Sai Dio... volevo parlarti di questa vita, di come l'ho vissuta, di cosa ho visto. Ho imparato che hai creato un mondo perfetto, dove tutto è armonia e pace, in equilibrio...
Poi hai creato l'uomo, l'unico essere in grado di distruggere tutto.
Sorge spontanea una domanda: perché?
È una prova? È uno scherzo? Oppure sei un padre birbone che ci lascia liberi di sfasciare tutto in giardino?
Tutto era perfetto senza di noi, gli animali, gli alberi, i frutti, gli oceani, il sole, le stelle... e poi noi... che inquiniamo, ammazziamo, distruggiamo... perché Padre?
Noi... e le zanzare... perché Padre?
Davide Capelli
Tra l'arido e sontuoso trono
io mi sporgo e alzo l'indice
verso il tempo, verso il mondo.
Cerco brividi nei sogni e rallento
il mio passo verso quelle lacrime azzurre,
e ammirarmi nelle mie folgoranti fughe,
indolenti e oscene come le maree.
Guardarsi dentro ed impazzire
tra profezie e credo, solitudine e follia,
fingersi ancora cieco e chiudere il cuore.
Maledetta vita che nulla hai di eterno!
mi trapassi, mi percorri e mi logori
con la violenza di uragano.
Vola basso e avrai la vita eterna,
vola in alto e guarderai da vicino
i falchi, pensa: potresti seguirli.
Siedo ancora, dormo ancora.
Maledetta vita che nulla hai di eterno!
Che vigili attraverso il tempo e nutri
gioie e dolori, apatia e sconcerto,
follia e paura, non mantieni i patti.
Corri forte prima degli altri,
corri lento e fermati a guardare,
osserva quanti residui lasciano
le tue malefatte e le tue vittorie,
non ci saranno storie, ma opinioni.
Ancora, maledetta vita che nulla hai di eterno!
Soggiorni nelle mie stanze e m'insegui
mi trastulli come una dea bendata,
volti pagine lasciando rughe e pene.
Antonio Recanatini
Venere
Non è alle mie orecchie
che hai sussurrato,
è oltre fin dentro
il mio cuore.
Non erano
le mie labbra
che hai baciato,
ma la mia anima.
A te solo debbo
che il mio animo
non sia inaridito,
che sia rimasto in me
un punto accessibile alla grazia.
Lascia, che io urli
nelle notti di luna
o nel fresco mattino,
il tuo nome.
Allora potrò
sempre amare
perché il nome
è Venere.
Sai Dio... volevo parlarti di questa vita, di come l'ho vissuta, di cosa ho visto. Ho imparato che hai creato un mondo perfetto, dove tutto è armonia e pace, in equilibrio...
Poi hai creato l'uomo, l'unico essere in grado di distruggere tutto.
Sorge spontanea una domanda: perché?
È una prova? È uno scherzo? Oppure sei un padre birbone che ci lascia liberi di sfasciare tutto in giardino?
Tutto era perfetto senza di noi, gli animali, gli alberi, i frutti, gli oceani, il sole, le stelle... e poi noi... che inquiniamo, ammazziamo, distruggiamo... perché Padre?
Noi... e le zanzare... perché Padre?
Davide Capelli
Tra l'arido e sontuoso trono
io mi sporgo e alzo l'indice
verso il tempo, verso il mondo.
Cerco brividi nei sogni e rallento
il mio passo verso quelle lacrime azzurre,
e ammirarmi nelle mie folgoranti fughe,
indolenti e oscene come le maree.
Guardarsi dentro ed impazzire
tra profezie e credo, solitudine e follia,
fingersi ancora cieco e chiudere il cuore.
Maledetta vita che nulla hai di eterno!
mi trapassi, mi percorri e mi logori
con la violenza di uragano.
Vola basso e avrai la vita eterna,
vola in alto e guarderai da vicino
i falchi, pensa: potresti seguirli.
Siedo ancora, dormo ancora.
Maledetta vita che nulla hai di eterno!
Che vigili attraverso il tempo e nutri
gioie e dolori, apatia e sconcerto,
follia e paura, non mantieni i patti.
Corri forte prima degli altri,
corri lento e fermati a guardare,
osserva quanti residui lasciano
le tue malefatte e le tue vittorie,
non ci saranno storie, ma opinioni.
Ancora, maledetta vita che nulla hai di eterno!
Soggiorni nelle mie stanze e m'insegui
mi trastulli come una dea bendata,
volti pagine lasciando rughe e pene.
Antonio Recanatini