cui ti sei fermata.
Tutti meritiamo di essere la destinazione preferita di qualcuno.
Quando sono triste, sola e sento freddo lascio che i ricordi mi scaldino il cuore.
L'inverno più freddo è sempre quello del cuore.
La risata è una finestra aperta sulla strada della felicità.
La dichiarazione più bella che io possa farti è: accoglimi nella tua vita!
Che fai amore? Cerco di immaginarti accanto a me così sento meno la tua distanza.
La bellezza di una donna sta nella difficoltà di chi la scopre.
C'è un filo di speranza in ogni disperazione.
Bruma autunnale
Uggiosa nebbia al piano,
nella campagna guazzo e brina impera,
scuote la vetta il vento
il cinguettio d'un passero suggella
una giornata senza inizio e fine.
Bela giù al piano una pecora e dispera,
il suo richiamo si sperde lungo i fossi,
per i poggi velati di mistero
giunge dal nulla come nota strana
frammisto al maestrale che muggisce
e scorrazza in questo borgo antico
privo di suoni e povero di vita.
E la mia quercia scricchiola sperduta,
solitaria stride in mezzo al prato
tra la rugiada che i suoi rami imperla,
ombre fuggenti di desio diffonde
ultime pene sembra socializzi.
E m'abbraccia tra i suoi forti rami,
suggella un limite al suo amore,
mi scuote e mi risveglia nell'arguire,
mentre la sera già di nuovo scende
in questo cuore apatico che osserva
un tramonto offuscato che già affonda
nella fanghiglia d'un pantano marcio
che la vita allontana e la sospinge
in una immensità che non ha tempo.
Salvatore Armando Santoro
Tutti meritiamo di essere la destinazione preferita di qualcuno.
Quando sono triste, sola e sento freddo lascio che i ricordi mi scaldino il cuore.
L'inverno più freddo è sempre quello del cuore.
La risata è una finestra aperta sulla strada della felicità.
La dichiarazione più bella che io possa farti è: accoglimi nella tua vita!
Che fai amore? Cerco di immaginarti accanto a me così sento meno la tua distanza.
La bellezza di una donna sta nella difficoltà di chi la scopre.
C'è un filo di speranza in ogni disperazione.
Bruma autunnale
Uggiosa nebbia al piano,
nella campagna guazzo e brina impera,
scuote la vetta il vento
il cinguettio d'un passero suggella
una giornata senza inizio e fine.
Bela giù al piano una pecora e dispera,
il suo richiamo si sperde lungo i fossi,
per i poggi velati di mistero
giunge dal nulla come nota strana
frammisto al maestrale che muggisce
e scorrazza in questo borgo antico
privo di suoni e povero di vita.
E la mia quercia scricchiola sperduta,
solitaria stride in mezzo al prato
tra la rugiada che i suoi rami imperla,
ombre fuggenti di desio diffonde
ultime pene sembra socializzi.
E m'abbraccia tra i suoi forti rami,
suggella un limite al suo amore,
mi scuote e mi risveglia nell'arguire,
mentre la sera già di nuovo scende
in questo cuore apatico che osserva
un tramonto offuscato che già affonda
nella fanghiglia d'un pantano marcio
che la vita allontana e la sospinge
in una immensità che non ha tempo.
Salvatore Armando Santoro