senza pensare che l'avrei fatto per qualcuno. Ho fatto molte soste, senza formalismi e senza badare ai disegni di vita che si andavano a formare. Ho fermato il cuore per la tanta stanchezza di volerlo sentire battere. Stanco di ogni meccanismo che fa scatenare la forza interiore. E ho socchiuso gli occhi, ricordando. Ricordandoti. Ho sollevato il viso e dentro me ho parlato, perché l'istinto me lo ha riflesso. "Guarda l'azzurro del cielo e se ancora non riesci a" vedere ", guarda oltre. Al di là del cielo. Sogna. E non finisce mai il tuo sogno".
Quando il cuore è stanco, la cosa migliore è augurargli la buona notte.
Tocca il cuore,
sprofonda
sei in un punto impazzito
tra satelliti e rifiuti
intorno,
l'incontaminato
incommensurato
silenzio della vita,
la sua luce,
siine specchio.
La melagrana:
rubini nella bocca
dolce lo squarcio.
Prendi il tuo cuore e posalo al tuo palmo,
strazio del non avergli dato un corpo
permanente nell'immortale vita,
rendilo dolce dono sacrificio,
il sangue necessario della luce
d'un biondo che va ormai oltre il candore
raggiunga, nutra, abbeveri ogni essere
che nello sguardo in cui la vita è anima
rimanga e si rafforzi alle sue labbra.
La notte è una perfida amante che dà voce a quei pensieri che il giorno nasconde e confonde tra i suoi rumori.
Ma lei se ne frega, aspetta paziente il calare del sole e, complice il silenzio, te li fa cantare.
"La vita è nel movimento" diceva Aristotele.
"La vita è nella quiete, così come nel movimento".
Momenti e movimenti di quiete e dinamica.
Dinamiche esistenziali.
Non è la vita che mi ha reso solitario ma gli esseri umani.
Fobia dell'anima
dove l'immagine
diviene sfocata
e la ragione
non ne distingue
il senso.
"La sta uccidendo vero? Sta morendo". E dicendolo ebbi la certezza che la mia faccia era una copia sbiadita della sua. Più incerta e diversa, perché io ero ancora sotto shock. Ancora non me ne capacitavo, stava succedendo troppo in fretta. Lui aveva avuto tutto il tempo di rendersene conto. Ed era diversa perché io l'avevo già persa tante volte, e in tante maniere diverse, nella mia mente. E perché non era mai stata fino in fondo mia, perciò non potevo perderla davvero.
Era diversa anche perché non era colpa mia.
Stephenie Meyer
Quando il cuore è stanco, la cosa migliore è augurargli la buona notte.
Tocca il cuore,
sprofonda
sei in un punto impazzito
tra satelliti e rifiuti
intorno,
l'incontaminato
incommensurato
silenzio della vita,
la sua luce,
siine specchio.
La melagrana:
rubini nella bocca
dolce lo squarcio.
Prendi il tuo cuore e posalo al tuo palmo,
strazio del non avergli dato un corpo
permanente nell'immortale vita,
rendilo dolce dono sacrificio,
il sangue necessario della luce
d'un biondo che va ormai oltre il candore
raggiunga, nutra, abbeveri ogni essere
che nello sguardo in cui la vita è anima
rimanga e si rafforzi alle sue labbra.
La notte è una perfida amante che dà voce a quei pensieri che il giorno nasconde e confonde tra i suoi rumori.
Ma lei se ne frega, aspetta paziente il calare del sole e, complice il silenzio, te li fa cantare.
"La vita è nel movimento" diceva Aristotele.
"La vita è nella quiete, così come nel movimento".
Momenti e movimenti di quiete e dinamica.
Dinamiche esistenziali.
Non è la vita che mi ha reso solitario ma gli esseri umani.
Fobia dell'anima
dove l'immagine
diviene sfocata
e la ragione
non ne distingue
il senso.
"La sta uccidendo vero? Sta morendo". E dicendolo ebbi la certezza che la mia faccia era una copia sbiadita della sua. Più incerta e diversa, perché io ero ancora sotto shock. Ancora non me ne capacitavo, stava succedendo troppo in fretta. Lui aveva avuto tutto il tempo di rendersene conto. Ed era diversa perché io l'avevo già persa tante volte, e in tante maniere diverse, nella mia mente. E perché non era mai stata fino in fondo mia, perciò non potevo perderla davvero.
Era diversa anche perché non era colpa mia.
Stephenie Meyer