risulta essere anche migliore.
Non occorre che si presenti nessuno: il vostro biglietto da visita lo leggo negli occhi!
E ci sei tu... no! Ci siamo io, te e l'immenso vuoto che c'è.
Pensavo tutto bastasse, ma la sera rende tutto così poco!
Nelle voce del nuovo giorno ritrovo la tua trasformata "ora" in vento di primavera.
Due paure che si abbracciano possono diventare coraggio.
Io ti voglio bene. Anch'io ti voglio bene. Allora "beniamoci"
Il sogno più bello che ho fatto finora è di vederti sempre felice.
Una donna deve stimolare a livello celebrale, ai maschietti rampanti lasciamo quelle sculettanti.
Appesa
Appesa, con un cappio al collo.
Soffocata dal peso che si prosciuga
ad ogni respiro incompleto.
Pubblico vigliaccamente impotente.
Distratto dai passi
dei propri ideali che fuggono:
non possono udire le sue urla.
Quando troppa gente
sente di dover scegliere
se morire ora con il corpo
o domani senza dignità.
Quando in troppi hanno perso
lo sguardo nel mare
mai recuperato a riva.
Lei sente il cuore cadere
sempre più in basso,
toccare un terreno spoglio e arido.
Le regole che frustano
sulle rughe profonde delle mani,
Le voci più vere
ridotte a un sussurro.
Gli sguardi più lunghi
annebbiati dal grigio.
Chi urlerà ancora con gli occhi aperti
rivolti al nemico?
E come cadendo da una finestra sbarrata,
chi si alzerà in piedi ancora illeso?
Chi oserà svegliarla
da quel coma infinito?
Tania Pecci
Non occorre che si presenti nessuno: il vostro biglietto da visita lo leggo negli occhi!
E ci sei tu... no! Ci siamo io, te e l'immenso vuoto che c'è.
Pensavo tutto bastasse, ma la sera rende tutto così poco!
Nelle voce del nuovo giorno ritrovo la tua trasformata "ora" in vento di primavera.
Due paure che si abbracciano possono diventare coraggio.
Io ti voglio bene. Anch'io ti voglio bene. Allora "beniamoci"
Il sogno più bello che ho fatto finora è di vederti sempre felice.
Una donna deve stimolare a livello celebrale, ai maschietti rampanti lasciamo quelle sculettanti.
Appesa
Appesa, con un cappio al collo.
Soffocata dal peso che si prosciuga
ad ogni respiro incompleto.
Pubblico vigliaccamente impotente.
Distratto dai passi
dei propri ideali che fuggono:
non possono udire le sue urla.
Quando troppa gente
sente di dover scegliere
se morire ora con il corpo
o domani senza dignità.
Quando in troppi hanno perso
lo sguardo nel mare
mai recuperato a riva.
Lei sente il cuore cadere
sempre più in basso,
toccare un terreno spoglio e arido.
Le regole che frustano
sulle rughe profonde delle mani,
Le voci più vere
ridotte a un sussurro.
Gli sguardi più lunghi
annebbiati dal grigio.
Chi urlerà ancora con gli occhi aperti
rivolti al nemico?
E come cadendo da una finestra sbarrata,
chi si alzerà in piedi ancora illeso?
Chi oserà svegliarla
da quel coma infinito?
Tania Pecci