la mia felicità. Quello che fa stare bene a te fa star bene a me.
Insistono i mortai
Insistono mortai bronzei
lucidi i ritorni del dubbio
rimesto la polpa e trito
ne cavo il residuo scuro
eppure ancor non so se
i giorni che chiamammo
la vita ebbero la ventura
del balenare accecante
o se fu celia, la luce alta
di un lampione moncato.
Viverti e amarti
La chiara aurora nascente mi porta il tuo pensiero,
che, solamente, l'oscura notte ha assopito,
mutandolo altresì in sublime sogno
che, imperituro, ti ha tenuto con me, davvero.
Viverti e amarti, come si ama la radiosa luce,
illuminante il buio più atroce,
scacciando fantasmi evanescenti
e misteriose ombre.
Viverti e amarti, come si ama l'ossigenante aria,
che, tramite il respiro, il bisognoso corpo, sazia.
Viverti e amarti, come si ama l'amore,
straordinaria essenza vitale,
di cui si nutre il sanguigno cuore.
Viverti e amarti, come fossi un dono divino,
concesso onde consolare, amare e rallegrare
lo spirito, rattristato
da un sopravvivere continuo,
privo di sentimento e ardore,
lo stesso di cui tu, mio dolce tesoro,
senza egoismo, sai elargire,
inondando l'assetata mia esistenza,
di mero amore.
Viverti e amarti, sentirti in me, prendermi carnalmente,
affinché appagare e calmare gli eccitati sensi,
ma, innanzitutto, rapire l'anima mia,
fino a possederla fatalmente,
acciocché farla tua, perennemente.
Iris Vignola
Il Giudice
"Credi che il tuo sia vero amore? Esamina
a fondo il tuo passato" insiste lui
saettando ben addentro
la sua occhiata di presbite tra beffarda e strana.
E aspetta. Mentre io guardo lontano
ed altro non mi viene in mente
che il mare fermo sotto il volo dei gabbiani
sfrangiato appena tra gli scogli dell'isola,
dove una terra nuda si fa ombra
con le sue gobbe o un'altra preparata a semina
si fa ombra con le sue zolle e con pochi fili.
"Certo, posso aver molto peccato"
rispondo infine aggrappandomi a qualcosa,
sia pure alle mie colpe, in quella luce di brughiera.
"Piangere, piangere dovresti sul tuo amore male inteso"
riprende la sua voce con un fischio
di raffica sopra quella landa passando alta.
L'ascolto e neppure mi domando
perché sia lui e non io di là da questo banco
occupato a giudicare i mali del mondo.
"Può darsi" replico io mentre già penso ad altro,
mentre la via s'accende scaglia a scaglia
e qui nel bar il giorno ancora pieno
sfolgora in due pupille di giovinetta che si sfila il grembio
per le ore di libertà e l'uomo che le ha dato il cambio
indossa la gabbana bianca e viene
verso di noi con due bicchieri colmi,
freschi, da porre uno di qua uno di là sopra il nostro tavolo.
Mario Luzi
Insistono i mortai
Insistono mortai bronzei
lucidi i ritorni del dubbio
rimesto la polpa e trito
ne cavo il residuo scuro
eppure ancor non so se
i giorni che chiamammo
la vita ebbero la ventura
del balenare accecante
o se fu celia, la luce alta
di un lampione moncato.
Viverti e amarti
La chiara aurora nascente mi porta il tuo pensiero,
che, solamente, l'oscura notte ha assopito,
mutandolo altresì in sublime sogno
che, imperituro, ti ha tenuto con me, davvero.
Viverti e amarti, come si ama la radiosa luce,
illuminante il buio più atroce,
scacciando fantasmi evanescenti
e misteriose ombre.
Viverti e amarti, come si ama l'ossigenante aria,
che, tramite il respiro, il bisognoso corpo, sazia.
Viverti e amarti, come si ama l'amore,
straordinaria essenza vitale,
di cui si nutre il sanguigno cuore.
Viverti e amarti, come fossi un dono divino,
concesso onde consolare, amare e rallegrare
lo spirito, rattristato
da un sopravvivere continuo,
privo di sentimento e ardore,
lo stesso di cui tu, mio dolce tesoro,
senza egoismo, sai elargire,
inondando l'assetata mia esistenza,
di mero amore.
Viverti e amarti, sentirti in me, prendermi carnalmente,
affinché appagare e calmare gli eccitati sensi,
ma, innanzitutto, rapire l'anima mia,
fino a possederla fatalmente,
acciocché farla tua, perennemente.
Iris Vignola
Il Giudice
"Credi che il tuo sia vero amore? Esamina
a fondo il tuo passato" insiste lui
saettando ben addentro
la sua occhiata di presbite tra beffarda e strana.
E aspetta. Mentre io guardo lontano
ed altro non mi viene in mente
che il mare fermo sotto il volo dei gabbiani
sfrangiato appena tra gli scogli dell'isola,
dove una terra nuda si fa ombra
con le sue gobbe o un'altra preparata a semina
si fa ombra con le sue zolle e con pochi fili.
"Certo, posso aver molto peccato"
rispondo infine aggrappandomi a qualcosa,
sia pure alle mie colpe, in quella luce di brughiera.
"Piangere, piangere dovresti sul tuo amore male inteso"
riprende la sua voce con un fischio
di raffica sopra quella landa passando alta.
L'ascolto e neppure mi domando
perché sia lui e non io di là da questo banco
occupato a giudicare i mali del mondo.
"Può darsi" replico io mentre già penso ad altro,
mentre la via s'accende scaglia a scaglia
e qui nel bar il giorno ancora pieno
sfolgora in due pupille di giovinetta che si sfila il grembio
per le ore di libertà e l'uomo che le ha dato il cambio
indossa la gabbana bianca e viene
verso di noi con due bicchieri colmi,
freschi, da porre uno di qua uno di là sopra il nostro tavolo.
Mario Luzi