che non comprendo e amare ciò che non amo. Amen.
Atrabile
Erano poche,
una mezza dozzina di parole
sparse.
Pesavano sul foglio
parlavano di mare.
Mi voltai a ricordare
il cielo,
sempre troppo giovane
troppo sereno.
Poi un soffio.
La vertigine di Febbraio;
stelle omertose
e una strada puttana
che non gradisce
fiori.
Deh! Mira, come flagellata a terra
Italia serva immobilmente giace
Per disperazïon fatta secura:
Or perchè turbi sua dolente pace,
E furor matto e improvida paura
Le movi intorno di rapace guerra?
Piaghe immense rinserra
Nel cor profondo; a che piagar suo petto,
Forse d'invidia oggetto,
Per chi suo gemer da lontan non sente?
Ma tu, feroce Dea, non badi e passi,
E a l'armi chiami, a l'armi,
E al tuon dè bronzi e al fulminar tremendo
E a l'ululo guerrier perdonsi i carmi.
Cede Sabaudia, e in alto orribilmente
Del tuo giovin, Campion splende la lancia;
Tutto trema e si prostra anzi i suoi passi,
E l'Aquila real fugge stridendo
Ferita ne le penne e ne la pancia.
Gallia intuona e diffonde
Di Libertade il nome
E mare e cielo Libertà risponde:
L'Angel di morte per le imbelli chiome
Squassa ed ostende coronata testa:
Libertà! Grida a le provincie dome,
Del Re dei folli Re vendetta è questa.
Ugo Foscolo
Anecoica
Percorro a piedi
nudi perimetri d'argilla sporgenti
di refrattaria audacia
che mi proteggono dalla corrente
tratteggiandone i contorni
con cinica indifferenza
tra scorie di veleno
e miserevoli sequenze di memorie sbiadite
da un tempo fragile
di cristallo infranto...
a scandirne il lento sgretolare d'argini
e frenetico battito di cuori
dalle cadenze
d'anelante respiro
esondare di piena...
consapevole resa.
Fabio Tigani
Atrabile
Erano poche,
una mezza dozzina di parole
sparse.
Pesavano sul foglio
parlavano di mare.
Mi voltai a ricordare
il cielo,
sempre troppo giovane
troppo sereno.
Poi un soffio.
La vertigine di Febbraio;
stelle omertose
e una strada puttana
che non gradisce
fiori.
Deh! Mira, come flagellata a terra
Italia serva immobilmente giace
Per disperazïon fatta secura:
Or perchè turbi sua dolente pace,
E furor matto e improvida paura
Le movi intorno di rapace guerra?
Piaghe immense rinserra
Nel cor profondo; a che piagar suo petto,
Forse d'invidia oggetto,
Per chi suo gemer da lontan non sente?
Ma tu, feroce Dea, non badi e passi,
E a l'armi chiami, a l'armi,
E al tuon dè bronzi e al fulminar tremendo
E a l'ululo guerrier perdonsi i carmi.
Cede Sabaudia, e in alto orribilmente
Del tuo giovin, Campion splende la lancia;
Tutto trema e si prostra anzi i suoi passi,
E l'Aquila real fugge stridendo
Ferita ne le penne e ne la pancia.
Gallia intuona e diffonde
Di Libertade il nome
E mare e cielo Libertà risponde:
L'Angel di morte per le imbelli chiome
Squassa ed ostende coronata testa:
Libertà! Grida a le provincie dome,
Del Re dei folli Re vendetta è questa.
Ugo Foscolo
Anecoica
Percorro a piedi
nudi perimetri d'argilla sporgenti
di refrattaria audacia
che mi proteggono dalla corrente
tratteggiandone i contorni
con cinica indifferenza
tra scorie di veleno
e miserevoli sequenze di memorie sbiadite
da un tempo fragile
di cristallo infranto...
a scandirne il lento sgretolare d'argini
e frenetico battito di cuori
dalle cadenze
d'anelante respiro
esondare di piena...
consapevole resa.
Fabio Tigani