diamo al caso quando sembra appoggiarci. Ovvero è un termine pubblico barbaro che indica il potere casuale che ha una una persona nel fare qualcosa che non ne era in ogni caso capace. Certamente non esiste quella signora bendata che raffiguravano gli antichi. E non esiste nemmeno un'entità a se stante, capace di scelte, di stime e di antipatie, che possiamo qualificare come fortuna. Non più di quanto sussiste la gloria in sé o lo splendore in sé, salvo che come opinioni. E ormai nessuno crede più che le nozioni esistano al di fuori della mente degli uomini. Se la fortuna è un buon concetto, se ne può tentare una descrizione, restanti tuttavia lontani da miti mitologie e preconcetti. Restando cioè convinti che non esiste la signora bendata che ogni tanto bacia qualcuno dando luogo a una vincita della lotteria. La casuale per la quale si riscontra una meteora, per esempio la pioggia, è del tutto ignota ai più. Dunque il fatto che piova un giovedì mentre voleva andare al mare proprio quel giorno è considerato sfortuna. In verità, più che di sfortuna, si tratta qui ignorantaggine. Il meteorologo, in possesso di questi dati, avrebbe potuto avvertire: "possibilità di pioggia al ottanta per cento". Il che oltre tutto avrebbe lasciato ancora un venti per cento alla "fortuna" cioè all'impossibile. Quindi solo gli uomini sciocchi aspettano il giorno fortunato. Ma ogni giorno è fortunato... ma per chi sa darsi da fare.
Luce di fata
attraverso una danza
brillano gli occhi
Offro un sorriso
dipingo l'atmosfera
aria di magia
ballano i fiori
stelline luminose
ora è l'incanto.
Occorre un sogno per alzarsi felici la mattina.
Vorrei tornare indietro, ma con la testa di oggi, perché in questa mente il mio pensiero più bello sei tu.
Ti sento vicino...
Più vicino di un abbraccio,
più vicino del vestito che indosso,
più vicino della mia pelle.
Il viso stanco
parlava di dolore
di sofferenza
pianta di rose secche
in frantumi le foglie.
La mia vicina
invece di salire
mi telefona.
Fuori
Dal mio mondo fuori, non ti sento
eppure eri tormento che bastava un momento
e non brucia più fiamma, sai, l'hai spenta e consunta
troppa tua sicurezza e bastava una sola carezza
quella che hai scordato di fare
prima che sia peccato
sul mio corpo rimane solo odore di te
che già viene lavato mentre scorre la rabbia per averti anche amato
troppo forse o sicuramente
ma ora giace senza più vita, questo mio essere un serpente
che ora cambia la pelle
e ritorna alla vita per vedere le stelle.
Anna De Santis
Matenata
Matenata, chin "e suonne
jì me sceto e sto durmenno:
sento 'auciello 'int'a' cajola,
sento 'addore d" o ccafé.
M'arrevoglio 'int "e ccuperte
c" a speranza 'e nun senti,
ma 'o canario, dispettuso,
iza 'a voce e fa "Bonnì!"...
Mattinata, pieno di sonno
mi sveglio, ma sto ancora dormendo:
sento l'uccello che canta nella gabbia,
percepisco l'odore del caffé.
Mi avvolgo nelle coperte
per tenere fuori questi rumori,
ma il canarino, dispettoso,
alza la voce e mi dà il buongiorno.
Mario Galasso
Luce di fata
attraverso una danza
brillano gli occhi
Offro un sorriso
dipingo l'atmosfera
aria di magia
ballano i fiori
stelline luminose
ora è l'incanto.
Occorre un sogno per alzarsi felici la mattina.
Vorrei tornare indietro, ma con la testa di oggi, perché in questa mente il mio pensiero più bello sei tu.
Ti sento vicino...
Più vicino di un abbraccio,
più vicino del vestito che indosso,
più vicino della mia pelle.
Il viso stanco
parlava di dolore
di sofferenza
pianta di rose secche
in frantumi le foglie.
La mia vicina
invece di salire
mi telefona.
Fuori
Dal mio mondo fuori, non ti sento
eppure eri tormento che bastava un momento
e non brucia più fiamma, sai, l'hai spenta e consunta
troppa tua sicurezza e bastava una sola carezza
quella che hai scordato di fare
prima che sia peccato
sul mio corpo rimane solo odore di te
che già viene lavato mentre scorre la rabbia per averti anche amato
troppo forse o sicuramente
ma ora giace senza più vita, questo mio essere un serpente
che ora cambia la pelle
e ritorna alla vita per vedere le stelle.
Anna De Santis
Matenata
Matenata, chin "e suonne
jì me sceto e sto durmenno:
sento 'auciello 'int'a' cajola,
sento 'addore d" o ccafé.
M'arrevoglio 'int "e ccuperte
c" a speranza 'e nun senti,
ma 'o canario, dispettuso,
iza 'a voce e fa "Bonnì!"...
Mattinata, pieno di sonno
mi sveglio, ma sto ancora dormendo:
sento l'uccello che canta nella gabbia,
percepisco l'odore del caffé.
Mi avvolgo nelle coperte
per tenere fuori questi rumori,
ma il canarino, dispettoso,
alza la voce e mi dà il buongiorno.
Mario Galasso