pensieri, mille dubbi, mille silenzi fanno rumore, basta esser in grado di ascoltarci profondamente, non tutti lo fanno, anche se tutti ne siamo capaci.
Buonanotte ai pensieri.
Buonanotte ai desideri.
Buonanotte all'amore.
Buonanotte alla vita.
Buonanotte ai segreti.
Buonanotte alle gioie.
Buonanotte alla fantasia.
Buonanotte cielo.
Buonanotte luna, portami via, nella tua magia...
Chiederei.
Fossi stata abituata, lo farei.
Non lo faccio quasi mai, infatti.
Le volte in cui alzando gli occhi al cielo è caduta pioggia. Gocce che parevan aghi in cerca di fili e mi son infilzata tutta io, mentre entravo a fatica dentro le crune, ché i miei sogni dimoravano nel vuoto circoscritto dall'acciaio e la possibilità permaneva nell'attraversare.
Ho punti di sutura tra le giunture dei "voglio" e gli strappi vistosi sulle stoffe poco pregiate dei "fa che sia così", ma la pelle è rimasta lasca e i palmi si son sdruciti a furia di lasciarsi scivolare via l'inafferrabile.
Non chiedo.
Non so farlo e prima delle stelle conto le loro code, ché dalla mia parte ci son sempre state le scie dei resti, negli scarti dell'accontentarsi e far buon viso a cattivo gioco.
E sì!
Le stelle amano giocare tra le congiunture astrali e nella lettura degli oroscopi manomessi.
Chiedo.
Per la prima volta.
La possibilità di scegliere ciò che è meglio, il divario tra le alternative, il mutare delle catene in ali, il volo senza schianto.
Mariella Buscemi
Ombra
Non condivido l'entusiasmo della gente, invidio la loro facilità nell'apparire e nel non nascondersi quando io darei qualsiasi cosa per passare inosservata, per non far rumore, per non avere un profumo, una voce alta per natura, dei passi che echeggiano.
Il massimo che riesco a fare è mettere la testa nella musica o meglio, mettermi la musica in testa, sperando che questo metta una barriera tra me e il mondo. Un po' come gli struzzi con la sabbia.
A volte cerco di mimetizzarmi con il muro cui mi appoggio spiando tutti, sparire dietro il banco cui mi siedo, dietro la piadina al bar, dentro la sciarpa, dietro la giacca in pelle o il copri-spalle leggero.
A volte vorrei entrare nella penna che scrive e diventare tutt'uno con la carta che mi custodisce.
O nel telefono, su cui scrivo nei momenti di fretta.
Voglio diventare un'ombra, che vive grazie alla luce, ma da essa si nasconde.
Francesca Alleva
Buonanotte ai pensieri.
Buonanotte ai desideri.
Buonanotte all'amore.
Buonanotte alla vita.
Buonanotte ai segreti.
Buonanotte alle gioie.
Buonanotte alla fantasia.
Buonanotte cielo.
Buonanotte luna, portami via, nella tua magia...
Chiederei.
Fossi stata abituata, lo farei.
Non lo faccio quasi mai, infatti.
Le volte in cui alzando gli occhi al cielo è caduta pioggia. Gocce che parevan aghi in cerca di fili e mi son infilzata tutta io, mentre entravo a fatica dentro le crune, ché i miei sogni dimoravano nel vuoto circoscritto dall'acciaio e la possibilità permaneva nell'attraversare.
Ho punti di sutura tra le giunture dei "voglio" e gli strappi vistosi sulle stoffe poco pregiate dei "fa che sia così", ma la pelle è rimasta lasca e i palmi si son sdruciti a furia di lasciarsi scivolare via l'inafferrabile.
Non chiedo.
Non so farlo e prima delle stelle conto le loro code, ché dalla mia parte ci son sempre state le scie dei resti, negli scarti dell'accontentarsi e far buon viso a cattivo gioco.
E sì!
Le stelle amano giocare tra le congiunture astrali e nella lettura degli oroscopi manomessi.
Chiedo.
Per la prima volta.
La possibilità di scegliere ciò che è meglio, il divario tra le alternative, il mutare delle catene in ali, il volo senza schianto.
Mariella Buscemi
Ombra
Non condivido l'entusiasmo della gente, invidio la loro facilità nell'apparire e nel non nascondersi quando io darei qualsiasi cosa per passare inosservata, per non far rumore, per non avere un profumo, una voce alta per natura, dei passi che echeggiano.
Il massimo che riesco a fare è mettere la testa nella musica o meglio, mettermi la musica in testa, sperando che questo metta una barriera tra me e il mondo. Un po' come gli struzzi con la sabbia.
A volte cerco di mimetizzarmi con il muro cui mi appoggio spiando tutti, sparire dietro il banco cui mi siedo, dietro la piadina al bar, dentro la sciarpa, dietro la giacca in pelle o il copri-spalle leggero.
A volte vorrei entrare nella penna che scrive e diventare tutt'uno con la carta che mi custodisce.
O nel telefono, su cui scrivo nei momenti di fretta.
Voglio diventare un'ombra, che vive grazie alla luce, ma da essa si nasconde.
Francesca Alleva