sopporto Signore chi tira il sasso e poi nasconde la mano, non sopporto chi fa leva della sua posizione di comando per colpirti alle spalle. Non sopporto chi si crede migliore degli altri, chi si vanta delle sue virtù. Non sopporto più chi fa di tutta l'erba un fascio e chi si nasconde dietro un falso buonismo. Non sopporto chi sta in silenzio quando c'è da urlare e chi urla e batte i pugni nelle banalità. Sai Signore non sopporto nemmeno me che mi lamento con Te e mi devi sopportare.
Arriverà il giorno in cui il tuo tempo qui sarà scaduto. Riserverai gli ultimi attimi del tempo che non hai più, al pensiero di tutto ciò che avresti potuto fare e non hai fatto, a quello che avevi il potenziale di essere e non sei stato. Nella migliore delle ipotesi arriverai al 10%, ma nella maggior parte dei casi non si supera un 1%, tirato via, vissuto più o meno scialbamente e per la gran parte privo del 100% di te stesso. Chiuderai gli occhi e rivaluterai la drammaticità del momento. Non stai smettendo di vivere, stai solo smettendo di esistere.
Un ribelle è colui che vive la vita... non il sistema! L'epoca moderna è un'epoca di barbari... l'individuo... in quanto individuo non è civile ma autonomo... non sono le regole che fanno una società, bensì la libertà di essere individui. La civiltà in quanto tale è concepita come sistema... che corrompe e gestisce. I selvaggi sono coloro che non competono ma dimostrano di essere individui. La cultura di essere deve diventare indispensabile per la sovranità dell'individuo in quanto autentico e indipendente. Unico. L'individuo non si guida... diventa se stesso e si autogestisce... la natura degli esseri è spontanea, originale e viva... non puoi civilizzarla... la uccideresti... uccidendo la verità. Non sono le regole che cambiano la storia, ma gl'individui.
Manchi
Ascolto il canto dei fiori
che si lascian baciare dal sole,
mentre la luna appare alle mie spalle,
e su di me
lascia un sorriso spento.
Ascolto le grida nella notte,
vi è rabbia, malinconia
ad abbracciar il mondo,
or che tu taci,
non osservi più me
dalla tua finestra.
Freddo si spande
il mondo muore,
cerco l'ultimo bacio
l'ultimo abbraccio
nelle carezze del tempo.
Quanto mi manchi,
non potrò,
mai colmare il vuoto,
del tuo amore.
Manchi,
a dar un senso
alla mia vita.
Paolo Lorussi
Arriverà il giorno in cui il tuo tempo qui sarà scaduto. Riserverai gli ultimi attimi del tempo che non hai più, al pensiero di tutto ciò che avresti potuto fare e non hai fatto, a quello che avevi il potenziale di essere e non sei stato. Nella migliore delle ipotesi arriverai al 10%, ma nella maggior parte dei casi non si supera un 1%, tirato via, vissuto più o meno scialbamente e per la gran parte privo del 100% di te stesso. Chiuderai gli occhi e rivaluterai la drammaticità del momento. Non stai smettendo di vivere, stai solo smettendo di esistere.
Un ribelle è colui che vive la vita... non il sistema! L'epoca moderna è un'epoca di barbari... l'individuo... in quanto individuo non è civile ma autonomo... non sono le regole che fanno una società, bensì la libertà di essere individui. La civiltà in quanto tale è concepita come sistema... che corrompe e gestisce. I selvaggi sono coloro che non competono ma dimostrano di essere individui. La cultura di essere deve diventare indispensabile per la sovranità dell'individuo in quanto autentico e indipendente. Unico. L'individuo non si guida... diventa se stesso e si autogestisce... la natura degli esseri è spontanea, originale e viva... non puoi civilizzarla... la uccideresti... uccidendo la verità. Non sono le regole che cambiano la storia, ma gl'individui.
Manchi
Ascolto il canto dei fiori
che si lascian baciare dal sole,
mentre la luna appare alle mie spalle,
e su di me
lascia un sorriso spento.
Ascolto le grida nella notte,
vi è rabbia, malinconia
ad abbracciar il mondo,
or che tu taci,
non osservi più me
dalla tua finestra.
Freddo si spande
il mondo muore,
cerco l'ultimo bacio
l'ultimo abbraccio
nelle carezze del tempo.
Quanto mi manchi,
non potrò,
mai colmare il vuoto,
del tuo amore.
Manchi,
a dar un senso
alla mia vita.
Paolo Lorussi