velati di una luce umida fatta di malinconia. Hanno qualcosa di magico quando si accendono in quell'attimo in cui dietro uno sguardo traspare un dolore, una sofferenza o un ricordo importante. Sono i sorrisi più belli perché spiegano e dimostrano la forza che spesso una donna impiega nell'andare avanti. La fatica che fa nel restare in piedi malgrado tutto. La vittoria di chi anche se a pezzi dentro riesce ancora a far esplodere sul suo volto la cosa più preziosa che ha: il sorriso!
Anche chi ha un cuore nero come il caffè può essere dolce come lo zucchero che ci metti dentro.
Le speranze: come fiaccole nella notte, spostano il buio un po' più in là.
Non ride oggi -
la mimosa sbocciata
nel tuo ricordo.
Fermo è il tuo galoppo alato o Pegaso,
innanzi a l'amor di Andromeda per il suo perseo
che lacrimar fa le mute stelle.
Giorno festivo,
che rottura,
il telefono tace,
nessuno,
chissà che faranno,
non saper che fare,
dove andare,
l'eterno volto
della tristezza
e solitudine;
voglia di fuggire via,
prendere un po d'aria,
neve nel cortile,
bel problema
camminare;
monotonia
e grigiore;
inverno.
Affronterò e spazzerò via chiunque si voglia porre sulla strada fra me e il mio obbiettivo.
Sulla strada del menefreghismo incontriamo sempre disastri.
La paura uccide l'anima e l'orgoglio l'amore.
Melodramma notturno
Con i tuoi occhi che sembrano mutare
di colore ad ogni tua espressione
e quelle mani che io immagino
sempre tese a cogliere un fiore,
chissà se dentro soffri un po',
ogni tanto.
Con quel tuo incedere incantato
viziata dai colori delle stagioni:
mentre parlo ti scopro persa
ad ammirare una nuvola veloce;
ti scuoti, poi mi dici: va bene così.
Chissà se piangi certe notti
quando il cerchio stringe anche l'anima
quando la lancetta segna un tempo
indefinito.
Con le tue labbra di fragole mature
e il corpo già teso ad un orizzonte
che io non riesco a cogliere,
chissà se talvolta ti senti sola
se hai paura di quel che non si vede.
Chissà.
Un giorno forse me lo dirai
e sarà più bello sapere
che non sono troppo lontano,
che quasi quasi, se allargo le mani,
posso abbracciarti.
Dario Pautasso
Anche chi ha un cuore nero come il caffè può essere dolce come lo zucchero che ci metti dentro.
Le speranze: come fiaccole nella notte, spostano il buio un po' più in là.
Non ride oggi -
la mimosa sbocciata
nel tuo ricordo.
Fermo è il tuo galoppo alato o Pegaso,
innanzi a l'amor di Andromeda per il suo perseo
che lacrimar fa le mute stelle.
Giorno festivo,
che rottura,
il telefono tace,
nessuno,
chissà che faranno,
non saper che fare,
dove andare,
l'eterno volto
della tristezza
e solitudine;
voglia di fuggire via,
prendere un po d'aria,
neve nel cortile,
bel problema
camminare;
monotonia
e grigiore;
inverno.
Affronterò e spazzerò via chiunque si voglia porre sulla strada fra me e il mio obbiettivo.
Sulla strada del menefreghismo incontriamo sempre disastri.
La paura uccide l'anima e l'orgoglio l'amore.
Melodramma notturno
Con i tuoi occhi che sembrano mutare
di colore ad ogni tua espressione
e quelle mani che io immagino
sempre tese a cogliere un fiore,
chissà se dentro soffri un po',
ogni tanto.
Con quel tuo incedere incantato
viziata dai colori delle stagioni:
mentre parlo ti scopro persa
ad ammirare una nuvola veloce;
ti scuoti, poi mi dici: va bene così.
Chissà se piangi certe notti
quando il cerchio stringe anche l'anima
quando la lancetta segna un tempo
indefinito.
Con le tue labbra di fragole mature
e il corpo già teso ad un orizzonte
che io non riesco a cogliere,
chissà se talvolta ti senti sola
se hai paura di quel che non si vede.
Chissà.
Un giorno forse me lo dirai
e sarà più bello sapere
che non sono troppo lontano,
che quasi quasi, se allargo le mani,
posso abbracciarti.
Dario Pautasso